Firenze Città Aperta ha festeggiato in piazza la vittoria del NO al referendum costituzionale: tanta è stata la fatica nel volantinare, nell’organizzare iniziative, nel contribuire, insieme a tante e tanti, al Comitato della Società civile per il No. Ma straripante è stata la gioia di questa vittoria che mette una pietra tombale su una riforma costituzionale che la destra sognava da decenni.
Un voto che ha visto i giovani e giovanissimi poco presenti nelle forme classiche di propaganda, ma decisivi nelle urne e con modalità proprie di informarsi e fare campagna. Questo divario di modi ma unione di intenti apre uno spiraglio per una saldatura generazionale che già c’era stata nelle piazze contro il genocidio, per una Palestina libera.
L’esito ha evidenziato come tanto astensionismo, creato spesso dalle sirene dei voti utili per il meno peggio e da alleanze improbabili, vada invece alle urne quando il proprio voto non è distorto o reso inutile da leggi elettorali antidemocratiche.
Insieme con la difesa della democrazia costituzionale, è stato anche un voto contro l’autoritarismo, contro l’arbitrarietà trumpiana del potere politico libero di distruggere popoli e ambiente, contro il riarmo Europeo e le scelte securitarie e repressive del governo Meloni.
La risposta non può ignorare tutto questo riproponendo automaticamente vecchi schemi e formule politiciste.
O si prende atto che siamo di mezzo ad una fase storica straordinaria, che le persone vogliono arrivare alla fine del mese, vogliono diritti alla casa e alla salute, vogliono la pace, vogliono salvare il pianeta, vogliono che la propria voce conti e non venga persa in equilibrismi competitivi fra segreterie, oppure la destra progetterà i tempi della caduta del governo e delle elezioni per eleggere nuovamente chi ha perso questo referendum.
Occorre non “un campo largo” ma una “proposta giusta” nei contenuti e nella effettiva partecipazione che promuove.
Firenze Città Aperta