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#6milioniperFirenze rassegna stampa dopo il presidio

9 Giugno 2020
Invisibili sotto il Palazzo nel primo giorno di consiglio: STAMP Toscana In piazza per un cambio nelle politiche sociali: Novaradio “Sbloccate i 6 milioni per i buoni alimentari”: Firenze Today Protesta in piazza per il reddito di emergenza: QuiNews Firenze Sotto Palazzo Vecchio per chiedere lo sblocco dei 6 milioni: 055Firenze Servizio del TG3 Toscana

Presidio davanti a Palazzo Vecchio #6MilioniperFirenze

9 Giugno 2020
Oggi, durante il presidio organizzato per chiedere l’applicazione della mozione “6 milioni” presentata da Sinistra Progetto Comune e approvata l’11 maggio in Consiglio Comunale, una delegazione composta da Firenze Città Aperta, Potere al Popolo e due attiviste delle reti di solidarietà, ha incontrato l’assessore Vannucci. Volevamo conoscere i tempi di applicazione di questo “Atto di Indirizzo”, che indica come e dove reperire 6 milioni da destinare alle spese sociali (aiuto alimentare, aiuto ai consumi e alle bollette). L’Assessore ha precisato che non si tratta di una modifica di bilancio ma “solo” di un “atto di indirizzo”, aggiungendo che ritiene inopportuno parlare di “vittoria” come abbiamo fatto noi. Sì assessore, per noi anche questo Atto di Indirizzo è una vittoria politica, e appunto, noi volevamo sapere quando e come sarebbe stato dato coerentemente seguito a questo indirizzo, in modo da rendere immediatamente disponibili queste risorse. L’assessore ha aggiunto che dal suo punto di vista, non sarebbe responsabile “tagliare dei servizi” per dare aiuti alimentari. Ora, a parte che la nostra proposta prevede di stanziare vari tipi di aiuti (bollette, aiuti al consumo), non si capisce perché si dovrebbero tagliare dei servizi, quando la mozione approvata in Consiglio prevede per esempio di utilizzare i dividendi delle società partecipate: “PRESO ATTO che il Comune di Firenze potrebbe realizzare un piano di spesa, finanziata attraverso il contributo delle società partecipate che ogni anno erogano ai soci una quantità ingente di utili e dividenti, da risparmi del bilancio 2020, e dalla ‘forzatura’ delle norme e degli accordi con le banche, in virtù del periodo di crisi eccezionale e di sofferenza della popolazione”. Il messaggio è comunque chiaro: è responsabilità del Consiglio Comunale l’approvazione di una variazione di bilancio, in coerenza con questa mozione. L’11 luglio intanto scadono i termini per l’applicazione della mozione. “Non va tutto bene”, l’ha ammesso l’Assessore Vannucci: su questo siamo perfettamente d’accordo. Questi 6 milioni non risolveranno tutti i problemi. Ma intanto iniziamo da qui, con 6 milioni per tante persone potrebbe andare molto meglio. Questa mozione invita la Giunta a reperire 6 milioni, e ci sono passi che la Giunta può e deve fare, anche senza variazioni di bilancio, senza scaricare le responsabilità di quest’atto sul Consiglio Comunale. Il tempo stringe, seguiremo da vicino la questione. Firenze Città Aperta

Tutto sulla spesa SOSpesa 2020

30 Maggio 2020
Da qui puoi arrivare a tutte le informazioni riguardanti l’iniziativa Spesa SOSpesa dell’Associazione Firenze Città Aperta. Se vuoi fare una donazione in denaro. Se vuoi unirti a noi come volontario/a.

Spesa SOSpesa: abbiamo bisogno del vostro aiuto

20 Maggio 2020
Care amiche/amici Come forse saprete stiamo collaborando alla raccolta cibo per supportare il lavoro di distribuzione della Comunità delle Piagge di Don Alessandro Santoro, nel quartiere 5 di Firenze. Qui trovate le informazioni. Ma la quantità è insufficiente per le necessità che la crisi economica, indotta dalla pandemia, ha fatto esplodere drammaticamente. Inoltre alcune tipologie di viveri non vengono sufficientemente forniti, per cui è necessario effettuare acquisti mirati. Per tali motivi abbiamo attivato anche tre canali di raccolta fondi, ai quali vi chiediamo di donare anche solo un piccolo, prezioso contributo, e di diffonderne l’esistenza tra i vostri contatti: FacebookAttraverso la collaborazione di attiviste ed attivisti della associazione Firenze Città Aperta. Dopo quella di Sandra Carpi, Andrea Bagni e Massimo Torelli, attualmente è il turno di Francesco Torrigiani. Accedi alla raccolta fondi da qui. Bonifico bancario direttamente sul conto della associazione Iban: IT 46 R 05018 02800 000016784043 Banca etica Agenzia 07 filiale Firenze Beneficiario: Firenze Città Aperta Causale: Donazione per SPESA SOSPESA Crowdfunding Tramite la piattaforma GoFoundMe, a questo link. Potete contribuire anche condividendo questo appello sui social, nelle chat e nelle mailing list: possiamo fare di più! Firenze Città Aperta

La rinascita di Firenze passa attraverso il lavoro

16 Maggio 2020
In molti dicono che non dobbiamo permettere che da questa tragedia si esca con le vecchie logiche di sviluppo. Già negli anni ’70 i lavori di vari autori (Commoner, Gabor&Colombo) mostravano come l’intensità dei consumi di capitale, risorse ed energia fosse inversamente proporzionale alla richiesta di lavoro. In altre parole, un oggetto che richiede alti costi di materiali ed energia durante la sua vita, richiede poco lavoro per produrlo e mantenerlo. La Pennacchi (Il manifesto 1/5/’20) ricorda che il New Deal roosveltiano si basava “sull’idea-cardine che alle persone si dovesse dare non un sussidio ma un lavoro con una paga adeguata”. Quindi per superare la crisi economica di cui vediamo solo l’inizio, riferendoci alla realtà fiorentina dobbiamo partire da quelle che sono le caratteristiche della città e dai suoi bisogni spingendo su investimenti ad alta richiesta di lavoro. Uscendo dalla sbornia turistica ritengo che i punti di forza siano: l’industria meccanica l’Università ed i centri di ricerca l’industria farmaceutica e biomedicale la moda ed il design Le scuole di restauro le biblioteche l’artigianato di alta qualità Per far partire questi settori che spesso sono legati all’esportazione occorrerà attendere che si attenuino le norme di “distanziamento sociale” antivirus, e considerare comunque che difficilmente si tornerà alla situazione pre-pandemia; il timore di nuovi spillover resterà. Nel frattempo che facciamo? Il PO in elaborazione del Comune dovrà aprire fortemente all’uso delle fonti rinnovabili facilitando la formazione di Comunità Energetiche che attualmente possono formarsi per l’uso del fotovoltaico. Secondo un recentissimo studio dell’Università di Oxford, ogni investimento nell’energia pulita crea il triplo dei posti di lavoro rispetto allo stesso ammontare speso nei combustibili fossili. E inoltre, le infrastrutture connesse a fonti rinnovabili come eolico e solare sono più “resistenti” agli effetti perversi della globalizzazione, come le delocalizzazioni. Si dovrebbe spingere Fiorentinagas (o altri interessati) ad attuare una politica di cogenerazione. Usare direttamente il calore di scarto dalla produzione di energia elettrica nel riscaldamento/condizionamento e l’energia elettrica per riscaldare altre abitazioni con pompe di calore. A parità di servizio emetteremmo il 40% in meno. In questo modo si diffonderebbe l’uso delle pompe di calore, fondamentale in un passaggio futuro a sistemi prevalentemente elettrici. L’attuale incentivazione per interventi di risparmio energetico e sicurezza sismica prevede sgravi fiscali fino all’80%, sgravi che dovrebbero essere ulteriormente aumentati. Non tutti possono permettersi l’investimento, tuttavia è già possibile cedere il credito fiscale ad una azienda che faccia l’intervento. Purtroppo le aziende toscane sono spesso piccole e sottocapitalizzate; spetta alle aziende pubbliche intervenire, in particolare a Firenze potrebbe essere Casa SpA a guidare una serie di interventi che rimetterebbero in moto l’edilizia ed i settori connessi, studi professionali ed impianti. Si potrebbe coinvolgere l’Università per interventi innovativi che accedano a fondi di ricerca. Ai GAS (Gruppi di Acquisto Solidale, nel settore dell’approvvigionamento alimentare ), potremmo aggiungere un nuovo tipo di GAS, Gruppi di AFFITTO Solidale. In questo caso una serie di beni verrebbero acquisiti e messi a disposizione dei soci che pagherebbero solo una quota di “sostituzione”; ciò incentiverebbe la produzione

Verso un programma di sinistra per uscire dalla crisi

15 Maggio 2020
È indubbio che il Governo attuale tenga maggiormente presenti le esigenze della grande impresa che quelle dei lavoratori e delle lavoratrici (come del resto hanno fatto, in misure diverse, tutti quelli – di destra, di centro e di centro-sinistra – che l’hanno preceduto). Per superare la drammatica crisi che stiamo vivendo, occorre impegnarsi a livello politico-istituzionale, ma anche in ambito sociale, sindacale e di movimento su obiettivi precisi: – la tutela dei diritti di chi lavora, che sono sotto attacco da parte della Confindustria con il pretesto dell’emergenza; – il sostegno doveroso delle istituzioni, attraverso il reddito di cittadinanza, a chi il lavoro lo perde (o viene reso ancor più precario); – la regolarizzazione di tutte/i le/i migranti presenti in Italia (un punto su cui Salvini, rimasto un po’ in ombra perché oscurato dal virus, è tornato ad essere sé stesso); – l’istituzione di un’imposta patrimoniale per reperire i fondi necessari (per far fronte alla crisi economica e occupazionale); – il rilancio, con adeguati finanziamenti, della sanità pubblica, di cui il virus ha messo ancor più in luce l’insostituibilità; – la riproposizione con forza delle misure urgenti, a livello nazionale e locale, per contrastare la devastazione dell’ambiente; – la riduzione delle spese militari; – l’inversione di rotta rispetto alle politiche militariste e di guerra che l’Italia ancora persegue (con l’acquisto degli F/35, ad esempio); – la cessazione della produzione e del commercio di armi; – la revisione in profondità del sistema educativo. Il tutto accompagnato da un’accorta vigilanza sul fatto che i provvedimenti dettati dall’emergenza siano effettivamente necessari e non divengano stabili. È affrontando questi temi, dandoci questi obiettivi, mobilitandoci su di essi, che si potrebbe cercare veramente che nel dopo-emergenza non si tornasse alla normalità di prima. Moreno Biagioni #CronacheDalFuturo

Rassegna stampa #6MilioniperFirenze

14 Maggio 2020
VITTORIA! Firenze Città Aperta con Sinistra Progetto Comune: impegno del Comune per 6 milioni di euro. Rassegna stampa “Consiglio comunale approva mozione di SPC”. Il sito di Firenze “Firenze: 6 milioni a favore dei bisognosi”. Nove da Firenze “L’Assemblea di Palazzo Vecchio batte un colpo”. Il Manifesto “Passa la mozione di Spc”. STAMP Toscana “Ma la Sinistra di Bundu e Palagi sui 6 milioni, non molla”. La Nazione “Passata una mozione della sinistra di Bundu e Palagi”. La Repubblica Scarica la mozione approvata #6MilioniperFirenze

PROVIAMO A CAPIRCI: PAROLE E CONCETTI NELLA PANDEMIA

11 Maggio 2020
Primo appuntamento giovedì 14 maggio, ultimo giovedì 11 giugno. Scarica il programma completo In questi mesi di pandemia emergono parole usate in passato e del cui significato si era persa la memoria, accanto ad altre più comuni ma che vengono spesso fraintese, perché usate in modo confuso e improprio.E alcune parole sono diventate di larghissimo uso e di difficile interpretazione. “Ma l’ordinanza lo permette? Ordinanza della Regione, del Comune o ti riferisci al Decreto del governo?” qui ci stavamo interrogando sul conflitto di competenze Stato Regioni. “Stai in famiglia” ma cosa è la famiglia? In questi mesi quante volte ci siamo trovati in queste discussioni o scambi. Il fenomeno è particolarmente evidente in campo giuridico e socio-politico. Proviamo a capirci! E impariamo a riusare queste parole con proprietà.Proponiamo perciò un primo CICLO FORMATIVO di 9 incontri(dalle 18.45 alle 19.30), in cui esperti ed esperte offrono il loro contributo di chiarimento e approfondimento. Percorso di formazione con: Alessandra Algostino ( Unito), Gianluca Bonaiuti ( Unifi), Erika Cellini ( Unifi), Alberto Chellini ( Unifi), Wladimiro Gasparri ( Unifi) Francesco Pallante (Unito), Giuseppe Matulli ( Ist. storico Resistenza) Livio Pepino ( già magistrato), Silvia Rodeschini ( Unifi). Puoi seguire gli incontri su: ✅ DIRETTA FACEBOOK✅ DIRETTA YOUTUBE PROGRAMMA Tutti gli incontri si svolgono dalle 18.45 alle 19.30 Giovedì 14 maggio Alberto Chellini – Università di Firenze – Conflitto di competenze Stato Regione Martedì 19 maggio Alessandra Algostino – I diritti e le libertà insopprimibili nella pandemia Giovedì 21 maggio Wladimiro Gasparri – La requisizione Martedì 26 maggio Francesco Pallante – Stato d’emergenza e costituzione Giovedì 28 maggio Silvia Rodeschini– Casa e spazio pubblico Mercoledì 3 giugno Livio Pepino – Diritto penale e sicurezza Venerdì 5 giugno Gianluca Bonaiuti – Catastrofe, stress collettivo, la gestione politica Martedì 9 giugno Erika Cellini – Famiglia e differenze di genere Giovedì 11 giugno Giuseppe Matulli – Le requisizioni di La Pira Scarica il programma completo Firenze Città Aperta

Spesa SOSpesa: Quartiere 5 solidale

7 Maggio 2020
Sostieni le famiglie in difficoltà del quartiere 5 acquistando qualcosa in più quando fai la spesa L’emergenza coronavirus non è solo sanitaria ma anche economica e sociale: per molte famiglie è diventato difficile procurarsi anche i beni di prima necessità. La perdita del posto di lavoro o l’impossibilità di svolgere piccole attività quotidiane rappresentano la perdita improvvisa dell’unica fonte di reddito per fasce di popolazione che non godono di alcuna protezione. La Comunità delle Piagge sta sostenendo un gran numero di famiglie che in questa situazione mancano dei minimi mezzi di sopravvivenza. Possiamo aiutare la loro azione con un semplice contributo: la spesa sospesa solidale. Chi entra in un negozio per fare la spesa, acquista qualcosa in più e lo lascia presso il negoziante in modo che possiamo in seguito ritirarlo per distribuirlo alle persone in difficoltà. Forniremo ai negozianti un contenitore dove mettere gli articoli acquistati e ci accorderemo per il ritiro, porteremo anche un volantino informativo da affiggere nel negozio. Servono:Alimenti a lunga conservazionePasta, passata di pomodoro, legumi, tonno, sardine e carne in scatola, riso, farina, zucchero, caffè, latte UHT, olio di semi, biscotti, patate, cipolle, pane a cassetta, pane di giornata invenduto, omogeneizzati per bambini e fette biscottate.Articoli per l’igienePannolini neonato varie misure, carta igienica, dentifricio, bagnoschiuma, shampoo e sapone, assorbenti donna, sapone piatti e sapone bucato. Chiediamo ai negozianti di aderire a questa iniziativa, e a tutti voi di contribuire a diffonderla fra i negozi che conoscete e che frequentate abitualmente. La lista degli esercizi aderenti verrà pubblicizzata tramite social e inserita in questa mappa. VOLONTARI/E PER IL RITIROAbbiamo bisogno di volontari/e per il ritiro dei contenitori e la consegna in un centro di raccolta. Gli/le interessati/e possono scrivere a oriana.senesi@gmail.com NEGOZIANTIPer comunicare l’adesione del vostro negozio -telefono o Whatsapp: Caterina 3200138762 o Sandra 3382708123 -mail: posta@comunitadellepiagge.it o a sandra.carpilapi@gmail.com SCARICA MATERIALIVolantino spesa SOSpesaVolantino commerciantiVolantino volontari

Fase 2

3 Maggio 2020
Il presidente del consiglio, Giuseppe Conte, mi pare abbia fatto un errore quasi pedagogico nella famosa conferenza stampa che ha annunciato questa benedetta fase due. Quando nelle scuole si parte (si partiva) in gita scolastica si stabiliscono delle regole in parte nuove, non c’è più il set della classe a definire confini e comportamenti – sui quali pure si può e si deve anche “giocare”, ma si trasgredisce qualcosa che esiste e in parte dà misura. Fuori, tutto si confonde un po’. Una buona regola è fare patti chiari e onesti, contrattazioni che definiscono comportamenti condivisi. Molto sbagliato, secondo me, annunciare norme che poi non sei in grado di far rispettare. Tanto più che quasi sempre tutti sanno che non c’è nessuna possibilità di controllare: si fa finta di accettare ma è un po’ una farsa. Serve a chi detta le regole per salvarsi la coscienza – io l’avevo detto che non dovevate farlo – ma in realtà ti fa perdere molta autorità e soprattutto svaluta il tuo rapporto con gli studenti. Non li responsabilizza, tu non ti fidi di loro. Loro non si fideranno di te. Alla fine hai un mare di norme e nessun comportamento davvero condiviso. Qui siamo all’opposto della gita, siamo alla autoreclusione, però in questa seconda fase rischia di saltare un vero accordo sulla condivisione dell’emergenza. Per la verità non mi è dispiaciuto in questi mesi lo stile comunicativo di Conte. Complice, forse, il fatto che sono stato in contatto con persone – spesso giovani – che lo vivevano come un personaggio molto diverso dai tradizionali “politici”. Più tranquillo per certi versi, nel senso che non essendo “uomo di partito” sembrava meno interessato alla propaganda deteriore, a quella campagna elettorale permanente a cui ci siamo abituati negli ultimi anni. Probabilmente era ed è solo un modo più elegante di stare sulla scena, più sobrio ed equilibrato, però credo che abbia funzionato. Una sorta di disinvolto paternalismo, accettabile perché capace di una certa empatia. E quando faceva riferimento alla Costituzione dava l’impressione di sapere di cosa parlasse. Oggi Meloni e Salvini o Renzi che gridano al regime totalitario dell’uomo solo al comando e alla marginalizzazione del parlamento (che pure c’è) non è che brillino di credibilità. E tuttavia adesso, in questa famosa fase due, qualcosa non va. Lasciamo perdere le critiche che il governo ha ricevuto da destra. Le questioni legate alla chiusura delle aziende, al lavoro, al commercio o al turismo sono certo importanti, ma non possano fare dimenticare il rischio alto che rimane per lavoratrici e lavoratori, per i trasporti o per l’affollarsi nei luoghi delle città. Le persone ancora muoiono, sole. Ancora i contagiati contagiano. Allora la critica per i ritardi nella ripartenza dell’economia può essere feroce solo da parte di chi mette le ragioni della produzione e dei profitti al di sopra di quelle della salute, della tutela dei lavoratori, delle lavoratrici e delle loro famiglie. La Confindustria, Renzi e il resto della destra. Per la verità mi convincono poco anche certe

Al canto di “Bella ciao” una nuova Resistenza

2 Maggio 2020
Il leitmotiv del 25 Aprile – “Bella ciao” è stato il canto leitmotiv del 25 aprile appena trascorso (nonostante l’isolamento a cui siamo stati costretti dal corona/virus). Lo si è cantato dai balconi, lo si è trovato sui social in molte versioni, è rimbalzato da un sito internet all’altro. Penso che ciò abbia una valenza positiva, perché si ricollega a valori resistenziali, ad impegni comuni di solidarietà sociale, ad un senso della collettività che emerge nei momenti di maggiore difficoltà. Il vecchio partigiano fiorentino Marcello Citano – nome di battaglia “Sugo” -, scomparso da poco, non amava cantarla, questa canzone, perché sosteneva, ed aveva ragione, che non l’aveva mai sentita durante la Resistenza. Si tratta infatti di un “prodotto” posteriore (frutto, a suo dire, di un “imborghesimento” successivo al periodo glorioso della lotta contro i nazi-fascisti, durante il quale, in montagna, i canti erano quelli di lotta, comunisti, socialisti, anarchici). Non teneva però conto, Sugo, del cammino che “Bella ciao” aveva fatto, nel tempo, in Italia e nel mondo, divenendo un canto veramente partigiano, anche se postumo, che si può ascoltare nelle situazioni più varie, nei Social Forum, nelle manifestazioni per un altro mondo possibile, nelle iniziative contro i fascismi di ieri e di oggi. Fino ad avere versioni in lingue diverse (ed è emozionante sentirlo cantato in curdo nel Rojava, una zona di “resistenti” degli anni 2000). La nuova Resistenza – Per questi motivi dovremmo assumerlo come motivo che caratterizza la nuova Resistenza da realizzare oggi: contro i fascismi/sovranismi/populismi che, sebbene parzialmente oscurati dalla pandemia in atto, sono pronti a ritornare in campo ed a prendere il sopravvento, mettendo in un angolo la Costituzione stessa, ma anche contro il liberismo imperante che ne costituisce il brodo di coltura. Non solo: dalla nuova Resistenza dovrebbe scaturire la svolta, da tradurre in fatti concreti – senza limitarsi alle sole parole -, che ha come orizzonte la sopravvivenza del pianeta (come da quella di oltre 75 anni fa ebbe origine la svolta che portò alla Carta Costituzionale repubblicana). È inutile ripetere che non bisogna uscire dal clima emergenziale tornando alla normalità di prima, se questa uscita non si comincia a prepararla fin da ora, con elaborazioni, confronti, atti che progressivamente costruiscono il “nuovo”. Occorrono indubbiamente politiche radicalmente diverse a livello istituzionale (in Italia ed anche in Europa), ma è necessario muoversi pure dal basso, ponendo gli obiettivi della tutela ambientale a partire dai luoghi in cui si abita (dai comuni, dai quartieri, persino dai condomini). La necessità, indubbia, di far ripartire il mondo produttivo – dopo la parziale sospensione delle attività dovuta al corona/virus – costituisce un’occasione per porre con forza la questione della riconversione ecologica dell’industria, dello stop immediato alle grandi opere inutili e dannose (di cui, invece, si sollecita, da più parti, l’attuazione proprio per dare il segnale del rilancio dell’economia), degli indispensabili investimenti per la difesa del territorio, il recupero delle zone abbandonate, la riqualificazione dell’agricoltura (questi sì elementi che rilancerebbero l’economia, ma in una direzione diversa, in sintonia

La difesa della Patria: e se costruissimo ospedali anziché cacciabombardieri?

27 Aprile 2020
Siamo dentro una pandemia mondiale di Covid-19, quasi tutto il mondo è in lockdown, le città sono deserte, spettrali. Uno dopo l’altro i paesi industrializzati e poi gli altri hanno dichiarato il “tutti in casa” per ridurre la velocità di propagazione del virus. Abbiamo vissuto una Pasqua 2020 di dolore e di paura per il futuro che si presenta difficile dal punto di vista economico e sociale. Sono state bloccate in Italia molte filiere produttive considerate non essenziali, gli operai e i precari sono andati in cassa integrazione, sono state erogate sovvenzioni ai liberi professionisti e forniti aiuti alimentari agli indigenti. Si usano parole ed analogie di guerra anche se questa non è una guerra, qualcuno dice che è il pianeta che ci punisce; credo sia più semplicemente la nostra supponenza. Tra le attività essenziali è rimasta la produzione degli F35, almeno delle componenti realizzate in Italia. Questo cacciabombardiere multiruolo e da attacco è divenuto un simbolo delle spese militari assurde per un paese che nella Costituzione ripudia la guerra come strumento di risoluzione delle controversie internazionali (Art.11). Al costo unitario di almeno 80 milioni di euro vanno aggiunti i costi di gestione, ma importanti sono alcuni aspetti di sicurezza legati al software di controllo dei sistemi di bordo che resta di proprietà USA ed i cui dati saranno sempre di loro proprietà. La pandemia pone però anche un problema di scelte strategiche, di idee sulla difesa del Paese, che dovrebbe significare capacità di difendere la vita, la salute, le proprietà e la libertà dei cittadini. Il timore è che i capi militari siano sempre in ritardo rispetto all’evoluzione delle tattiche di guerra. Abbiamo visto in passato cariche di cavalleria contro mitragliatrici e carri armati, la linea Maginot aggirata semplicemente. Gli USA non vincono una guerra da quella contro la Corea, che era uno scontro sul campo di eserciti, così come la battaglia contro l’Iraq; dico battaglia perché la guerra contro l’Iraq è degenerata nella lotta al Daesh e non è ancora finita, avendo coinvolto la Siria e la Turchia. In tutti i casi si è visto che contro forze che “nuotano nel popolo come pesci” per dirla alla Mao, gli eserciti tradizionali e gli armamenti potenti non servono che a provocare distruzioni e morti tra civili, ma poco contribuiscono a vincere una guerra. Lo ha imparato anche la Russia in Afghanistan. D’altra parte assistiamo alla diffusione di bande armate e gruppi terroristici che portano avanti sanguinose guerriglie contro governi che non riescono ad avere il controllo del territorio, come in Somalia con Al Shabaab legato ad Al Quaida, in Niger con Boko Haram e sempre più nel Sahel con gruppi che si rifanno alla Jihad per la rinascita del Califfato. L’Arabia Saudita non riesce a vincere la guerra nello Yemen senza truppe sul campo. Tutti gli armamenti nucleari ed i missili hanno sempre fatto paura, ma non servono a vincere una guerra, forse ad evitarla per paura di una reciproca distruzione secondo la dottrina MAD (Mutual Assured Destruction). Viceversa

La Resistenza, un movimento di popolo a livello europeo

25 Aprile 2020
Il 25 aprile si festeggia la vittoria sul nazifascismo, un “mostro” che intendeva assoggettare il mondo. Una vittoria non definitiva: come ha scritto Bertold Brecht, “il grembo che lo partorì è ancora fecondo”. È estremamente importante, quindi, mantenere vivo, attivo, capace di incidere, quello spirito di Resistenza che fu determinante per la sua sconfitta. Fu un movimento di popolo che attraversò vari paesi e unì, in nome dell’umanità e della civiltà, persone diverse – per origine e ruolo sociale, per convinzioni politiche, per orientamenti ideali. La Resistenza si attuò, naturalmente, attraverso la lotta in armi dei partigiani e delle partigiane e il lavoro prezioso, altamente pericoloso, di chi – in genere donne – faceva da staffetta e portava in giro le armi, ma fu qualcosa di molto più ampio (che rese possibile ad un ristretto numero di coraggiosi/e combattenti, male armati/e, di affrontare un nemico dotato di armi potenti). Fu Resistenza: la solidarietà concreta di contadini/e, che permise alle bande partigiane di resistere sui monti, il sostegno alla popolazione ebrea che cercava di sfuggire al tragico destino che l’avrebbe portata nei campi di sterminio (in Danimarca si riuscì, facendoli passare di città in città, di paese in paese, di villaggio in villaggio, a trasferirne la quasi totalità in Svezia, nazione non occupata dai nazisti), gli atti di cura rivolti a coloro che fuggivano dai campi di concentramento o erano renitenti alla leva, compiuti per lo più dalle donne, il rifiuto di collaborare con i nazisti occupanti (in un romanzo “Il silenzio del mare”, diffuso clandestinamente in Francia durante l’occupazione, questo atteggiamento diviene, emblematicamente, il silenzio assordante di un nonno e del suo piccolo nipote nei confronti dell’ufficiale tedesco che sono costretti ad ospitare), l’opera continua d’informazione – di contro/informazione – e di sensibilizzazione effettuata, a rischio della vita, nelle città occupate, con la diffusione di volantini e della stampa clandestina, l’effettuazione di scioperi per “il pane e per la pace”, da parte della classe operaia, come avvenne nell’Italia ancora sotto il giogo nazifascista nel 1943 e nel 1944, l’impegno dei lavoratori e delle lavoratrici per impedire la distruzione, o i danneggiamenti, delle attrezzature degli stabilimenti, in modo da poter poi riprendere il lavoro in tempi brevi a guerra conclusa, il diniego dei militari italiani deportati in Germania, e rinchiusi nei campi, di aderire alla Repubblica di Salò, diniego che riguardò la maggior parte di loro e che li mantenne in prigionia, la capacità di autogoverno che portò alle esperienze delle “repubbliche partigiane” in alcune zone temporaneamente liberate ed alla nomina di amministratori cittadini da parte del CLN (Comitato di Liberazione Nazionale) subito dopo la liberazione, come accadde a Firenze nell’agosto del 1944, il mantenere una vita culturale, critica e di opposizione, nelle condizioni drammatiche dell’oppressione dittatoriale e della guerra. Certo, le truppe alleate furono determinanti per sconfiggere sul campo i nazi-fascisti, ma la Resistenza popolare, oltre a dare un notevole contributo anche sul piano militare, risultò essenziale per creare un clima diverso, ostile al fascismo ed al nazismo, per giungere

25 aprile 2020: non ti chiedo di amarmi sempre così, ma ti chiedo di ricordare

25 Aprile 2020
In piazza Poggi, il 25 aprile, per il pranzo dell’Anpi. Il sole, le bandiere e gli abbracci. Poi in Santo Spirito il pomeriggio con le bancarelle, i libri e la manifestazione. L’inizio della primavera. Per tutte e tutti una festa vera. In un certo senso proprio di famiglia. Un po’ perché ci vai portando bambine e bambini, genitori e nonni. Un po’ perché ti senti davvero “con i tuoi cari”. Anche se sconosciuti. Con le persone con cui condividi pensieri e parole e sentimenti. Una specie di fratellanza. Sentire quasi fisicamente l’appartenenza a una comunità, l’avere uno sguardo condiviso sulla vita. Un senso comune. Sui prati di Firenze, al De Martino di Sesto, a Fosdinovo, si sono sempre incontrate generazioni diverse, ed è anche questo un piccolo miracolo, non succede spesso negli ultimi anni: per i giovani la politica è un’altra cosa rispetto a chi ha vissuto la storia del Novecento. È coinvolgimento personale, immediato, esistenziale – volontariato più che militanza. E tuttavia quando venivano nelle scuole i vecchi partigiani a raccontare se stessi, avevano sempre un successo straordinario: perché parlavano della loro vita, delle sofferenze e delle speranze, degli amici perduti. E si commuovevano nel ricordare. In uno splendido libro, “La resistenza taciuta”, si può leggere il ricordo di Teresa Cirio, giovane staffetta della resistenza piemontese. “Una volta mentre facevo uno di questi viaggi, capita un bombardamento e un mitragliamento spaventoso. Mi butto giù dal treno, così come viene, e finisco in un prato. Mi buttavo sempre a terra col mio corpo sopra la valigia dal doppio fondo (…). Mi butto nel prato. Era primavera e nel prato c’erano delle viole, delle viole! E io, talmente mi piace la natura, mi faccio un bel mazzetto, durante tutto il bombardamento. E poi arrivo sul treno. Tutti mi hanno guardata così… Perché io me ne arrivavo lì, con le mie viole, tutta contenta. Si rischiava la morte, però talmente c’era la gioia di vivere! Delle volte io leggo che i compagni erano tetri. Non è vero. Eravamo sereni. Anzi eravamo proprio felici, perché sapevamo che facevamo una cosa molto importante”. Per quei grandi vecchi la politica era quella cosa importante di Teresa. Una cosa che dà felicità. Allegria perfino nel naufragio. Credo che questo abbia senso anche per i giovani. Ancora. Il 25 aprile ci si ritrova in una sorta di rito laico, collettivo. Una religione civile, di appartenenza culturale, etica, emotiva. Quest’anno sarà più difficile essere vicini. Niente piazze, bandiere, veri abbracci. Niente pane da spezzare insieme, da compagni. E il ricordo di tante persone che se ne sono andate. I loro cari, figlie e figli, nipoti, li hanno visti uscire in ambulanza e poi più niente. Forse una telefonata o una email – l’equivalente del telegramma in tempo di guerra. Neppure una piccola cerimonia. E dopo la prima ondata di solidarietà dai balconi o dai messaggi sui muri, che ha risposto intensamente alla chiusura di tutto, oggi la sensazione è che avanzi forte la stanchezza, il senso di solitudine,

Luis Sepúlveda: l’uomo che riuscì a conservare la gioia

24 Aprile 2020
Chi era Luis Sepúlveda? Un uomo da un migliaio di libri e un milione di letture? O forse un poeta che incoraggiava molti con le sue parole in modo che si togliessero le vesti della paura e spiccassero il volo della libertà? Era un grasso gatto nero o una gabbianella agonizzante oppure un guscio di speranza? Dovette fare lo scrittore, giornalista e regista per fare una radiografia affidabile del mondo. Si scoprì marxista e agnostico per essere più credente nelle sue idee e convincersi che dio è inaccessibile, benché sia nella bocca di tutti, alleluia, amen. Chi lo chiamò Luis? E da dove arriva Sepúlveda? Sembra un cognome legato all’eruzione di un vulcano nella sua giovinezza e alle semplici ma profonde lettere nella sua maturità. Chi gli raccontava storie? Chi gli leggeva libri? Dicono sia stata sua nonna, dicono che gli riempì la testa di parole da fare scoppiare un giorno tra le sue mani. Dicono pure che sognava la rivoluzione, un mondo più giusto per tutti. E che si riempì di idee, teatro, argomenti, el pueblo unido jamás será vencido. Si racconta che perse, ma erano proprio le storie dei perdenti quelle che lui preferiva raccontare, le figure perfette dei vincitori non lo interessarono mai. Malgrado il suo valore come intellettuale e scrittore rinomato, la gente comune fu il suo punto di partenza per tutte le cose. Perché nacque proletario e capiva meglio di tutti la realtà; perché nonostante sia dura, ha della magia. E Luis Sepúlveda fu lo strillone della strada, la lavandaia di quartiere, il calciatore di riserva, la regina del marciapiede. Tutti gli uomini e tutte le donne che sciolgono il nodo della morte da lunedì a lunedì per respirare la vita, quella poca rimasta. Cosa sognava Luis? Forse che una volta trasformatosi in polvere sarebbe andato a trovare, finalmente, il vecchio Antonio José Bolívar Proaño per regalargli tutti i romanzi d’amore che la sua curiosità richiedesse. Gli sarebbe piaciuto andare con lui nel profondo della foresta amazzonica dell’Ecuador e condividere con i suoi amici Shuar quella vita di armonia con la natura e sentire che gli alberi, i sassi, i fiumi e gli animali sono uno, sono lui. Oppure tornava una e mille volte a quei ricordi da bambino calciatore del Club Magallanes e al KO propinatogli da Gloria, la ragazza dei suoi sogni che lo abbagliò e gli disse che non le piaceva il calcio ma preferiva la poesia? Fu quello il calcio definitivo per indirizzarlo verso il mondo dei libri, verso l’impegno con la sua gente. O forse avrebbe preferito tornare in America Latina, a Santiago? Camminare per le sue strade, rimuovere le sue grida, salutare i suoi morti? Sicuramente vorrà bere un bicchiere di vino di fronte alla tomba di Salvador Allende e spaccare la bottiglia vuota in quella di Pinochet e lanciare una bestemmia che colpisca in viso Piñeira, che è quasi come dire Augusto ma senza medagliette sul petto, pezzi di spazzatura che meritano l’oblio. Sicuramente camminerebbe insieme alla gente

Il 25 aprile a Firenze: San Frediano antifascista e resistente

23 Aprile 2020
Nel suo saggio “Fascisti Toscani nella Repubblica di Salò”, Andrea Rossi, in riferimento a Livorno, parla di “antifascismo umorale”, un termine appropriato per molte realtà locali dell’antifascismo popolare toscano e spesso sovrapposte alla realtà di un antifascismo ideologico, anche precedente alla Resistenza del 1943-45. Nel quartiere di San Frediano a Firenze questo fenomeno di amalgama fra istinto e coscienza politica si ripropone in tre grandi periodi dell’antifascismo: quello delle origini, che porta ai tumulti popolari del 1921 in seguito all’assassinio fascista del sindacalista Spartaco Lavagnini; quello passivo (e, sì, in questo caso soprattutto “umorale”) che sopravvive agli anni di normalizzazione del regime e si nutre soprattutto delle relazioni e delle memorie familiari; e quello che ritorna di massa come nel ‘21, ma più duraturo nel tempo, attraverso il periodo drammatico dell’occupazione tedesca e della lotta partigiana, lo stesso che ha garantito a lungo anche nel dopoguerra una certa identità politica di quartiere ribelle. La socialità di San Frediano è stata dal XIX° secolo all’inizio del secondo dopoguerra qualcosa di particolare: non da quartiere operaio come il vicino “Pignone”, ma da area di sottoproletariato e piccolissima borghesia insieme; dove nelle stesse famiglie potevano convivere la sovversione politica e la micro-criminalità dei poveri; il piccolo artigiano, con l’anarchico “professionale”, con il ladruncolo, con la prostituta. Il fascismo, come racconta il professore Stefano Gallerini in “Antifascismo e Resistenza in Oltrarno”, mette ordine poliziesco e autorità, ma mai radici in questo microcosmo caotico. E se il regime in guerra crolla una prima volta il 25 luglio 1943 come un castello di sabbia in tutta Italia, la storia dell’Oltrarno nella Resistenza fiorentina dimostra come da qualche parte le fondamenta sono sempre state deboli. Le vicende della Resistenza a Firenze sono quelle di tanti quartieri, ma l’Oltrarno ne è in buona parte l’avanguardia politica: vi ha vissuto Bruno Fanciullacci, organizzatore dei Gruppi d’Azione Patriottica (GAP), la Resistenza Urbana; è nato nel già citato Pignone e conosce bene San Frediano e la sua gente Aligi Barducci, il futuro comandante partigiano “Potente”; soprattutto vi è quasi inesistente, sotto l’occupazione nazista, il nuovo “fascismo repubblicano” della “Repubblica Sociale”, che cerca di riaprire il vecchio circolo rionale fascista di San Frediano, il “Luporini”, ma senza consensi. Questa ostilità viene infine pagata dagli abitanti del quartiere il 17 luglio 1944 con l’uccisione di 5 civili, tra cui il bambino di 8 anni Ivo Poli, da parte degli uomini della Banda Carità, i più feroci fra i collaborazionisti toscani. L’Oltrarno è anche avamposto della discesa in città delle formazioni partigiane, prima fra tutte la Divisione Arno del Comandante di “Potente”. La Liberazione fiorentina, ufficialmente associata all’11 agosto, in Oltrarno inizia con l’arrivo delle formazioni partigiane tra il 3-4 agosto. Qua inizia anche la prima grande battaglia urbana della “Divisione Arno” e dei civili fiorentini: i tedeschi si sono già ritirati nella parte nord della città, ma si scatena intanto lo “snipering” dei “franchi tiratori”, circa 200 fra gli elementi più disperati e fanatici che i fascisti fiorentini in fuga verso nord lasciano

Verso il 25 aprile: la Resistenza oggi

23 Aprile 2020
Il ricordo di quanto accadde oltre 75 anni fa in vari paesi di Europa, e riuscì a sconfiggere il nazifascismo, deve essere di stimolo per vedere di quale Resistenza c’è urgente bisogno oggi, in un mondo in cui continuano guerre ed oppressioni, aumentano le diseguaglianze, si susseguono episodi di disumanità. In una realtà mondiale, in cui prevalgono personaggi truci come Trump e Bolsonaro, si affermano un po’ dovunque forze populiste e reazionarie, ricompaiono minacciose le destre scopertamente fasciste, è da esperienze come quelle del popolo curdo nel Rojava con le sue amministrazioni autonome – con al centro la parità di genere, l’ambientalismo, l’intercultura – che può venire un forte impulso per resistere al dominio della finanza internazionale ed a lottare per nuove forme di democrazia sociale. Oltre che da tali esperienze, la spinta alla mobilitazione viene anche dalle lotte contro la globalizzazione liberista, che continuano a svilupparsi nonostante le condizioni avverse, nonché dai movimenti messi in atto, un po’ dovunque, dalle giovanissime e dai giovanissimi, relativi ai cambiamenti climatici, per assicurare la sopravvivenza al pianeta (movimenti che, sviluppandosi, si trovano a dover fare i conti con il sistema capitalista, principale responsabile dell’attuale situazione di grave pericolo per la sorte dell’ambiente in cui viviamo) Si tratta di iniziative e fermenti che danno un segnale di speranza in un momento che potrebbe indurre alla disperazione o alla rassegnazione. Mentre invece è estremamente necessario mettere in campo tutte le energie e le risorse possibili per costruire una nuova Resistenza che sviluppi solidarietà, accoglienza, inclusione e riesca a sconfiggere intolleranza, disumanità, razzismo, fascismo e il liberismo che ne costituisce il brodo di coltura. Una Resistenza che oltrepassi le frontiere (“nostra patria è il mondo intero”, come si afferma in un vecchio canto anarchico), assuma carattere internazionale, travolga le barriere sovraniste e populiste, assuma come temi principali le questioni dell’ambiente, del lavoro e della sua precarietà, della lotta alla violenza maschile sulle donne. Con un impegno rinnovato, a livello culturale, per far diventare egemoni queste idee nella società, oggi pervasa da un pensiero comune che esalta l’individualismo e il privato. L’internazionalismo oggi si manifesta (faccio alcune esemplificazioni) attraverso scelte come quella di Lorenzo Orsetti, un partigiano nostro concittadino che è morto combattendo a fianco del popolo curdo nel Rojava, nelle iniziative di alcune ONG – pensiamo in particolare alle organizzazioni impegnate nei salvataggi dei/delle migranti naufraghi/e nel Mediterraneo o comunque attive nella cooperazione internazionale (nella parte di essa non asservita a mire neo-colonialiste), nell’attività degli operatori sanitari cubani che intervengono in varie parti del mondo (anche nella fase attuale, impegnandosi anche nei Paesi che partecipano all’embargo contro Cuba voluto dal Governo USA). La pandemia del coronavirus, con tutte le tragedie che comporta, ha reso ancora più evidente la necessità che il pubblico e i beni comuni prevalgano sul privato, a partire dalla sanità, che si cambi radicalmente rotta, che si torni allo spirito ed agli ideali che animarono chi combatté i nazi-fascisti. Per una nuova Resistenza in nome dell’umanità e della civiltà. Moreno Biagioni #CronacheDalFuturo

22 aprile 2070, pianeta Terra

22 Aprile 2020
Chi lo avrebbe detto… sono passati già cinquant’anni da quell’aprile del 2020 che vide il nostro pianeta riorganizzarsi dopo la grande pandemia. In pochi avrebbero scommesso sulla capacità di cambiare così drasticamente e in così poco tempo, le priorità dell’umanità. O meglio: cambiare le priorità dei paesi con le economie più “sviluppate”! È grazie a loro, infatti, che fu possibile la svolta. Il cambiamento. All’epoca tutte e tutti… beh, “quasi” tutte e tutti, avevano ben chiaro che non si sarebbe più potuti tornare allo stesso frenetico consumo delle risorse naturali, alla continua “crescita” come unico modello di “sopravvivenza”, alla sopraffazione dell’uomo sull’uomo e degli stati sugli stati. Non era più possibile. E non solo per il necessario bagno di umiltà che la nostra specie dovette fare di fronte alla forza di una natura troppo spesso violata, ma anche perché divenne evidente anche a chi fino ad allora si era voltato dall’altra parte, quanto le privazioni di beni e possibilità date sempre scontate, in realtà, scontate non sono. Un lavoro dignitoso, una casa decente, un buon livello di assistenza sanitaria, un sistema scolastico in grado di formare cittadini consapevoli, il valore della solidarietà verso chi non ce la fa. Tante persone, nell’opulento mondo occidentale, si trovarono in breve tempo a fare i conti con queste inattese difficoltà. Direttamente o indirettamente, nella propria famiglia o in quella dei vicini di casa, molte persone presero coscienza di ciò che era già la “normale” realtà di tanta parte dell’umanità. Fortunatamente riuscirono ad incanalare la voglia di reazione che questa situazione provocò in loro, in una richiesta di cambiamento! Anche grazie ad una classe politica che seppe ascoltare e capire, si cambiarono in pochi mesi e con poche leggi ben mirate, le regole della convivenza: le retribuzioni ebbero il riconoscimento di un livello minimo garantito, la contribuzione fiscale venne rivista con una maggiore progressività, il diritto alla salute venne garantito a tutti da adeguate strutture pubbliche, i programmi scolastici vennero rivisti e le sedi ampliate ed attrezzate, il trasporto pubblico venne intensificato e migliorato nella sostenibilità ambientale, il consumo di carne diminuì a vantaggio di prodotti vegetali meno energivori, la collaborazione tra le nazioni si intensificò su molti versanti, la produzione di energia da fonti rinnovabili ebbe un notevole incremento, insomma: si cominciò a realizzare quel cambiamento che oggi possiamo finalmente ammirare, a distanza di cinquant’anni da quel periodo e cento dal 22 aprile 1970, quando le Nazioni Unite celebrarono il primo Earth Day. I bambini che avevano dieci anni ai tempi della grande pandemia oggi sono adulti, e possono raccontare ai figli (e qualcuno anche ai nipoti) che i propri genitori seppero fare le scelte giuste, ed appena in tempo, oramai cinquant’anni fa. Roberto Di Loreto #CronacheDalFuturo

La periferia, la scuola e il distanziamento sociale

21 Aprile 2020
Firenze, Italia, anno 2020. Un anonimo quartiere di periferia uguale a tanti altri, con palazzoni molto grandi dai muri scrostati alternati a campi semi incolti. Un posto mal collegato con il centro della città e semi nascosto, nel senso che è difficile raggiungerlo per caso, devi sapere dove stai andando. Spesso questi luoghi sono fatti a strati, hanno quindi un centro magari nato da un vecchio paesino in cui si trovano le case storiche, assorbito dall’avanzare onnivoro dell’urbe. Di solito questo nucleo è abitato da famiglie di classe media, dopo c’è un diradarsi di abitazioni più moderne che va a finire nella zona dei palazzoni sopracitati da cui tutti prendono le distanze. Quest’ultimo strato, ovvero la periferia della periferia, ha una densità abitativa molto elevata e ospita le famiglie meno abbienti e meno istruite. Molti figli per ogni madre e padri che sovente se ne vanno a spasso. Pochi centri di aggregazione, per lo più affidati a cooperative e associazioni, in cui ragazze e ragazzi dal carattere indomabile trovano un ambiente che non li espelle e nel quale possono trascorrere momenti di vita adolescenziale prima che il tempo li conduca per sentieri già battuti dai loro progenitori. Perché il problema qui è spezzare il cerchio. Il circolo vizioso che porta gli adulti a fare scelte senza futuro come interrompere l’istruzione dei figli appena possono affinché quest’ultimi vadano a lavorare. Ma senza istruzione ti aspetta lo sfruttamento, non il lavoro. E una persona sfruttata è perennemente disperata, quindi capace di pensare solo all’immediato presente, non di fare scelte o investimenti a lungo termine. E così quello che per una famiglia di classe media è uno sforzo notevole, per una famiglia che abita da queste parti si trasforma in un ostacolo insormontabile. Hanno bisogno di più tempo per spostarsi perché tutto è lontano dal loro quartiere, i soldi bastano a malapena per mangiare e vestirsi, figurarsi per i libri! In mancanza di docenti i genitori non sono in grado di aiutare i loro figli con lo studio, perciò quello che non fa la scuola non viene proprio fatto. Ed è così che le figlie e i figli di questo posto iniziano a rimanere indietro fino a restare intrappolati. È vero che qualcuno, ogni tanto, riesce a uscire da questo vortice ma è l’eccezione. In questo quartiere la regola è che quello che doveva servire per emanciparti si trasforma in un fardello che perpetua il tuo svantaggio. La scuola da queste parti è diventata un ospedale che cura i sani, cosa che avrebbe addolorato Don Milani. Una scuola che non sa reinventarsi e che replica ovunque modelli burocratizzati di educazione, che chiede a tutte e a tutti le stesse cose, una scuola in cui Alberto Manzi non si riconoscerebbe. Poi ci sono le tecnologie della comunicazione che danno accesso alla rete, a una quantità inimmaginabile di conoscenza. Noi adulti abbiamo abbandonato i giovani con le porte spalancate davanti a un labirinto, così chi è stato abbastanza fortunato da avere persone generose e competenti

Firenze: dall’emergenza all’impegno solidale e partecipativo

16 Aprile 2020
La Firenze semi-deserta di questi giorni mi ha ricordato quella che ho visto anni fa nell’episodio fiorentino del film “Paisà” di Roberto Rossellini. Erano immagini che ricostruivano l’ambiente cittadino dell’agosto 1944, prima della battaglia che avrebbe liberato la città dai nazi-fascisti: nelle strade quasi senza anima viva – se ben ricordo, si vedevano solo una damigiana d’acqua che veniva fatta passare con una fune da un lato all’altro di una strada, delle persone con un carretto che attraversava una piazza del centro e poco altro – aleggiava un clima sospeso, di attesa. La memoria è andata, contemporaneamente, anche alle strade invase dalle acque impetuose dell’Arno durante l’alluvione del 1966, anche qui senza presenze umane, anche qui in attesa che le persone in carne e ossa tornassero protagoniste della vita della città. Si tratta di momenti diversi della storia di Firenze – uno collocato nell’ambito di una guerra mondiale, l’altro di dimensioni più locali –, però entrambi molto drammatici. Come quello attuale, collegato addirittura ad una pandemia che sta sconvolgendo ogni angolo della terra. Le ho citate, quelle situazioni del 1944 e del 1966, perché determinarono un impegno straordinario delle energie migliori della società, le spinsero ad organizzarsi, a battersi, a produrre cambiamenti profondi che rimasero anche al di là dell’emergenza. Nel primo caso, non solo la città fu liberata ad opera dei partigiani prima che arrivassero le truppe alleate, ma il CLNT (Comitato di Liberazione Nazionale della Toscana), articolatosi in sotto-comitati rionali – a cui spettò un ruolo importante nel periodo che portò alle prime elezioni amministrative –, dette vita ad un governo cittadino espressione delle forze della Resistenza. Nel secondo, fu l’autorganizzazione popolare, mentre le istituzioni finivano anch’esse sott’acqua, a produrre i primi soccorsi nei rioni alluvionati: nacquero così i comitati di quartiere ed un movimento che si sviluppò poi nell’arco degli anni ’70, incidendo profondamente sulla vita della città. Oggi, evidentemente, ci troviamo davanti a problemi diversi, molto complessi, ma credo che dovremmo affrontarli con lo stesso animo di allora, basandosi sul senso della collettività, sull’affermazione del ruolo essenziale del pubblico e dei beni comuni, sulla centralità dello spirito di solidarietà e della partecipazione, sull’importanza della democrazia costituzionale, da tutelare con forza, e avviando sul territorio la formazione di quei comitati di base che Guido Viale ha indicato più volte, nei suoi articoli, come indispensabili per affrontare la crisi climatica, per portare avanti la riconversione ecologica, per promuovere nuove occasioni di lavoro. Occorre cominciare ad operare in tale direzione, con tutti gli strumenti disponibili, seppure nell’isolamento provocato dall’attuale quarantena. In altre parole, è necessario impegnarsi a fondo per cambiamenti radicali (affinché niente, dopo l’emergenza, sia come prima), riproponendo anche la prospettiva del socialismo, di un socialismo libertario che sappia cogliere appieno i contributi dell’ambientalismo e del femminismo. Fu all’insegna della partecipazione che si ebbe a Firenze, nel 2002, la straordinaria esperienza del Social Forum Europeo. Non dette poi i frutti sperati, ma rimane un episodio di grande valore e bisognerebbe recuperare lo spirito che lo animò e che

Qualcosa è davvero cambiato? L’ambiente, la pandemia e un futuro da costruire, anche a Firenze!

14 Aprile 2020
Il bollettino del SNPA (Sistema Nazionale per la Protezione dell’Ambiente) segnala a marzo una riduzione generalizzata delle emissioni inquinanti in Italia, particolarmente per gli ossidi di azoto, dovuta ai provvedimenti di riduzione della mobilità legati alla pandemia del Covid19. Anche il particolato PM10 si è ridotto, eccetto un picco del fondo naturale dovuto a polveri arrivate dal Mar Caspio. Le emissioni climalteranti si sono ridotte e scenderanno del 5-7% nel prossimo anno, secondo la stessa fonte, sempre per i provvedimenti di limitazione della mobilità. D’altronde sui quotidiani dicono che in India son tornati a vedere l’Himalaya per gli stessi motivi. Tutto bene allora, malgrado la pandemia? Purtroppo i gas climalteranti fino ad oggi accumulati stanno provocando effetti gravi, non solo sciogliendo i ghiacciai delle nostre Alpi, ma anche quelli della Groenlandia. Secondo notizie di marzo, in due mesi da quell’isola sono scesi a mare 600 miliardi di tonnellate d’acqua, il doppio di quanto si è sciolto nei 17 anni precedenti, portando ad un innalzamento del mare di 2,2 millimetri in due mesi; ed in Antartide abbiamo temperature sopra i 18°C in questa estate, mai prima registrate. Lo scioglimento dei ghiacci sulla terraferma fa aumentare il livello dei mari, di cui cresce anche la temperatura, con conseguente incremento di frequenza e forza di tempeste e venti. Non possiamo aspettare ad intervenire, dobbiamo cambiare il modello di sviluppo e realizzare opere di mitigazione del danno; i cambiamenti climatici non devono trovarci impreparati come accaduto col Covid19. Gli esperti avevano avvisato di possibili pandemie legate a virus polmonari ormai da 10 anni; i rischi dei cambiamenti climatici e gli effettivi mutamenti vengono a illustrati ormai da 20 anni senza che vengano presi in seria considerazione. Il Sindaco Nardella pare convertito sulla via della pandemia ed ora, mancando i soldi del turismo, dice che Firenze non può basarsi solo su di esso, ma anche sulla ricerca ed attività del terziario che potrebbero anche riqualificare il centro città. Per questo promette di usare il bazooka nel piano urbanistico. Ma per fare che cosa? Come si guarda alle mangiatoie del sotto-attraversamento TAV e della tramvia? Si continua a volere un aeroporto, come pare voglia la Regione che ha avviato una nuova procedura di valutazione, anche se questo blocca lo sviluppo del Polo Scientifico dell’Ateneo e quindi della ricerca e dell’istruzione, che sono le basi dell’innovazione. Si continua a pensare al futuro con gli occhi rivolti al passato, pur dicendo in molti che “nulla sarà come prima”. Grandi opere, trasporti, globalizzazione e numeri elevati di turisti, tutto a gran velocità. Sempre più veloci, rapidi. Ma anche i virus che infettano la specie umana viaggeranno sempre più veloci ed ubiquitari. Senza parlare del crescente inquinamento legato al consumo di risorse limitate sul pianeta. Niente sia più come prima! Economia e società devono riconvertirsi ad una visione più lenta e resiliente, più collegata alle effettive risorse dei territori da usare secondo la cosiddetta “economia circolare”. Sia globale l’informazione, lo scambio di esperienze, la conoscenza in tutte le sue forme,

Videoforum: infanzia e adolescenza nel tempo sospeso del coronavirus

12 Aprile 2020
Mercoledì 15 aprile ore 18.00Per seguire il videoforum:Sulla nostra Pagina FacebookCanale YouTubeEvento Facebook Nel dramma dell’emergenza, sono state emanate regole di comportamento stringenti e valide per tutti, finalizzate a contenere il contagio. Però non siamo tutti uguali: per ragazze e ragazzi il contatto sociale, il movimento, l’azione, la vicinanza ai coetanei sono bisogni vitali, di crescita, e non sappiamo quanto l’angoscia per ciò che sta accadendo nel mondo incida sulla loro fiducia nel futuro e sulla capacità di elaborare le paure. Le famiglie non vivono tutte nella stessa situazione. La scuola rappresenta il principale canale attraverso cui si realizzano, sia pure fra mille ostacoli, le pari opportunità di bambini e adolescenti. Ora ciascuno torna, per decreto e per necessità, alla propria famiglia, a spazi quotidiani che possono essere ampi o ristretti, a situazioni relazionali armoniose o difficili, a contesti culturali e materiali diversi. Durante il distanziamento sono emersi il divario digitale, le disuguaglianze economiche e abitative, le differenze territoriali nell’accesso a internet, la diversa preparazione (anche culturale) dei genitori nel sostenere i propri figli adesso che filtri importanti, come la scuola, lo sport, il gruppo dei compagni, sono improvvisamente divenuti più distanti. Insomma, le disuguaglianze riprendono campo e per ciascun ragazzo il periodo di reclusione potrà essere più o meno tollerabile, potrà incidere in modo molto diverso sul suo sviluppo futuro. Le istituzioni devono porre attenzione a questo tema e offrire una risposta differenziata alle esigenze di crescita dei più giovani, perché l’emergenza non diventi il terreno su cui si riproducono e si accentuano le disuguaglianze all’interno delle giovani generazioni. Vogliamo riflettere su questi temi insieme a coloro che più da vicino conoscono la vita degli adolescenti e percepiscono le loro difficoltà, le loro paure, le incertezze che questa situazione porta nella loro immagine del futuro. Invitiamo gli interessati e le interessate a unirsi a noi nella tavola rotonda online che si svolgerà mercoledì 15 alle 18:00, alla presenza di psicologi, insegnanti e genitori. L’evento è finalizzato all’elaborazione di proposte concrete da sottoporre alle Istituzioni Locali. Per intervenire scrivere a: sandra.carpilapi@gmail.com Mercoledì 15 aprile ore 18.00Per seguire il videoforum:Sulla nostra Pagina FacebookCanale YouTubeEvento Facebook Firenze Città Aperta

Didattica a distanza e dintorni

11 Aprile 2020
Dal 4 marzo quel mondo vibrante e complesso fatto di relazioni, di scambi di sapere, di produzione di pensiero, di vita palpitante che è il mondo della Scuola è stato improvvisamente sconvolto. Come insegnante che vive la Scuola come spazio gioioso e vitale di condivisione e come dimensione palpitante di impegno civile, di fronte a questo improvviso spegnimento sono rimasta come attonita. Oggi, a cinque settimane dalla chiusura, proverò ad avviare una riflessione, seppur parziale, su ciò che sta accadendo alla Scuola in questo particolare frangente. La prima considerazione che mi viene da fare è che tutta la discussione intorno alla Scuola in questo momento verte esclusivamente sulla didattica a distanza ed in particolare sulla scarsa preparazione tecnologica del Paese (sia delle scuole sia delle famiglie) per far fronte al nuovo scenario. La sinistra ha subito messo in luce quanto la didattica a distanza accentui le differenze sociali mettendo in difficoltà in primo luogo bambini/e e ragazzi/e che provengono da contesti svantaggiati. Questo è senz’altro vero, sebbene, volendo essere precisi, quello che incide maggiormente in questo quadro non è tanto il divario economico ma quello culturale che, come sappiamo, non sempre vanno necessariamente di pari passo. Le famiglie di insegnanti, per esempio, per ovvi motivi, sono certamente quelle che in questa situazione meglio hanno saputo riorganizzare e seguire il percorso di apprendimento dei loro figli e figlie. Ma quello che mi preme di più osservare tocca un altro piano che è stato finora quasi completamente trascurato dal dibattito. Da oltre un mese il mondo della Scuola si è buttato a capofitto in piattaforme mirabolanti e acrobazie digitali di ogni sorta. Insegnanti di tutto il Paese si sono lanciati in uno spasmodico tentativo di ricreare una scuola virtuale che impone di lavorare molto di più per ottenere risultati assai più scarsi. Molti hanno celebrato tutto ciò come un’occasione straordinaria di innovazione per la Scuola e di svecchiamento epocale della didattica, altri hanno rilevato le falle del sistema imputandole all’inadeguatezza dei mezzi e delle competenze tecnologiche. Il problema che vorrei porre, però, riguarda i possibili risvolti di questa frenetica corsa digitale che non sta lasciando spazio e tempo ad una riflessione più profonda su quello che stiamo veramente facendo. La mia perplessità come insegnante ha a che vedere con quella che mi pare la perdita di una prospettiva educativa a lungo termine, ci stiamo preoccupando del qui ed ora, di come portare avanti il programma, di come mettere le valutazioni, di come sostenere gli esami di giugno ma ci sta pericolosamente sfuggendo di vista la dimensione culturale-educativa più ampia. Per tradurre in termini più concreti, mi limito a osservare che negli ultimi anni sono state investite molte risorse e coinvolti molti operatori di vari settori (polizia postale, psicologi, pedagogisti) per sensibilizzare genitori e studenti sui rischi delle nuove tecnologiche e delle dipendenze ad esse connesse; nelle nostre aule abbiamo dedicato ampio spazio alla riflessione intorno a ciò che significa vivere le relazioni filtrate da uno schermo; fra adulti ci siamo interrogati spesso,

L’aria e la luce sono solo per i figli dei ricchi?

10 Aprile 2020
In questo momento più che mai, a mio parere, c’è un fattore che pesa enormemente sulla vita di migliaia di bambini e bambine in particolare e che riguarda il tema della sperequazione abitativa. Il divario di censo, come molti hanno recentemente rilevato, incide senz’altro sulla possibilità di accesso agli strumenti dell’informatica e quindi alla didattica a distanza – che è comunque necessariamente inadeguata e poco efficace per tutte/i – ma mi sento di dire che più ancora incide sull’accesso allo spazio. Ogni giorno, da un mese a questa parte, nell’ora più quieta del pranzo, mi avvio come una fuggiasca con mia figlia seienne per le strade meno battute che da dietro casa si inerpicano per le colline. Ci fermiamo a giocare per un quarto d’ora in uno spiazzo di pietra davanti ad una piccola chiesa finché un passante con il cane non si avvicina sussurrandomi “Signora, faccia attenzione, stanno facendo i controlli”. Rientro con il cuore pesante, faccio fatica a spiegare a mia figlia – che da sempre ho educato alla libertà – che possiamo restare fuori casa solo per un breve tempo, giocare poco e senza attirare l’attenzione e cercando, nel contempo, di eludere la sorveglianza delle forze dell’ordine. E lei non riesce a capacitarsi del perché mai i poliziotti ci dovrebbero fermare per quello che stiamo facendo. Tuttavia mi ritengo fortunata perché posso comunque offrire alla mia bambina questi limitati momenti all’aperto, al sole, alla luce, e posso farlo perché abitiamo in un quartiere che ci permette di raggiungere facilmente luoghi più solitari e piacevoli, perché posso permettermi il rischio di incorrere in eventuali sanzioni e perché posso spiegare a mia figlia perché stiamo trasgredendo la legge. Allo stesso tempo, mentre passeggiamo per le vie appartate che costeggiano quel susseguirsi di ville che punteggiano le nostre colline, sento da dietro gli alti muri in pietra, le voci e le risate di bambini che giocano spensierati fra gli uliveti e nei soleggiati parchi delle loro abitazioni. Penso allora a quelle molte famiglie che vivono in contesti abitativi ristretti, o sovraffollati, o comunque inadeguati (tanto per limitarci a evidenziare le carenze strutturali tralasciando le possibili ricadute di tali condizioni all’interno di un nucleo familiare). Penso a quelle migliaia di bambini e bambine che da settimane sono compressi in spazi angusti, in seminterrati, in abitazioni scarsamente areate e illuminate, in quartieri inospitali, per i quali la privazione dello spazio aperto diventa una condanna. Mi pare che in questo particolare momento critico che stiamo vivendo, questo aspetto evidenzi – se mai ce ne fosse bisogno – la stridente assenza di pari opportunità persino nell’accesso ai beni più primari quali lo spazio, l’aria, la luce. Daria De Picchis #VisioniPerCambiare

Il lavoro prima, durante e dopo il COVID19

9 Aprile 2020
Profitto vs salute, produzione vs sicurezza, capitale vs lavoro Segnaliamo, per venerdì 10 aprile alle 18:00, la diretta YouTube del “Cpa Firenze Sud” con la partecipazione del nostro socio, già presidente della associazione ed avvocato del lavoro, Danilo Conte. Evento Facebook Canale YouTube per la diretta Sito internet CPA Firenze Sud