I 137 appartamenti delle Quinte, tra via Niccolò da Tolentino e via Arnoldi, sono stati venduti a una società immobiliare per poco più di sei milioni di euro: circa 44.500 euro per alloggio. Sono case costruite anche grazie a un finanziamento pubblico pari al 45% dei costi e destinate permanentemente alla locazione a canone calmierato. Oggi, però, il loro futuro e quello delle famiglie che vi abitano dipendono dalle scelte di un nuovo proprietario privato e dall’esito di una controversia giudiziaria sulla permanenza del vincolo.
Gli inquilini avevano chiesto che il Comune acquistasse gli appartamenti, trasformandoli in patrimonio abitativo pubblico. A quel prezzo sarebbe stato possibile garantire stabilmente 137 nuclei familiari e sottrarre immobili realizzati con denaro pubblico ai fallimenti, alle aste e alla speculazione.
Il Comune ha scelto diversamente. Ha deciso di non partecipare alla Gara, assumendo una decisione grave che smentisce tutti gli impegni dichiarati di costruire un grande patrimonio pubblico.
Ora promette di difendere il canone calmierato. Chi ha comprato gli appartamenti lo sa e confida nella prossima sentenza del Tar e che cada il vincolo. Ed allora ci vorranno ben altri investimenti per evitare l’ennesimo disastro sociale.
È necessario, e vigileremo tutte e tutti affinché questa promessa sia mantenuta, ma una convenzione non equivale alla proprietà pubblica: una casa pubblica è sottratta stabilmente al mercato, mentre un vincolo sulla proprietà privata deve essere difeso ogni volta che qualcuno tenta di liberarsene.
Le Quinte mostrano così il limite di un modello nel quale il pubblico finanzia, concede agevolazioni e riduce il rischio dell’investimento, mentre proprietà, valorizzazione e profitti rimangono privati.
Serve una svolta: acquistare e costruire case pubbliche, recuperare gli alloggi ERP vuoti, realizzare vere residenze universitarie accessibili e fermare nuove trasformazioni speculative.
Serve insomma fare quello che il Comune non ha fatto NON partecipando alla gara.
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