La quarantena di chi una casa non ce l’ha

By firenzecittaaperta 1 anno ago
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L’indicazione di stare a casa, che viene ripetuta continuamente per contrastare il contagio da Coronavirus, va indubbiamente seguita. Ma occorre, nel contempo, riflettere su come suoni beffarda per chi la casa non ce l’ha o abita in situazioni di grande precarietà o di sovraffollamento. E trarne le dovute conseguenze, e cioè l’esigenza di interventi sociali indispensabili e urgenti, l’impegno a mobilitarsi in tal senso e a sollecitare le istituzioni affinché li facciano, la presa di coscienza che da una crisi come quella attuale o se ne esce veramente tutti/e insieme o si avrà una ferita gravissima al senso comune di umanità, una ferita difficilmente rimarginabile.

Si tratta di intervenire immediatamente:
– per diminuire le presenze in carcere,
– per distribuire, senza tener conto di eventuali condizioni di irregolarità (per cui occorre anche chiedere con forza, una sanatoria generale) i/le migranti, i/le richiedenti asilo, i profughi e le profughe stipati in strutture di accoglienza e di contenimento,
– per abrogare le norme che impediscono di erogare acqua e luce agli immobili occupati (fra l’altro, come fanno gli/le occupanti a lavarsi spesso le mani, seguendo le prescrizioni anti-contagio?),
– per far sì che i campi Rom abbiano a disposizione cibo e acqua (e non ci si limiti ad un controllo poliziesco, perché nessuno possa uscirne),
– perché ci si faccia carico dei senza dimora trovando una collocazione che eviti loro di contagiarsi e di contagiare.

È evidente che occorre in proposito un piano straordinario a livello comunale, che metta insieme tutte le risorse e le energie disponibili, mettendo in campo il patrimonio immobiliare pubblico non utilizzato e lo strumento delle requisizioni (vedi le proposte di “Firenze città aperta”), al fine di avere strutture disponibili per coloro che devono essere messi in quarantena, per la redistribuzione delle persone in condizioni di sovraffollamento, per dare un’abitazione provvisoria a chi ne è privo.

Solo così si possono mettere le basi per una fuoruscita dall’emergenza che non sia riservata soltanto a coloro che sono “garantiti” e dia piena attuazione a quei principi di umanità e di solidarietà che dovrebbero essere la bussola della nostra azione (e non soltanto nei momenti di crisi).

Moreno Biagioni

#CronacheDalFuturo

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