Per Graziella Rumer

By Firenze Città Aperta 6 mesi ago
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Graziella Rumer ci ha lasciato.
La ricordo con grande commozione.
Per un lungo periodo è stata una presenza importante nella vita sociale e politica fiorentina, quella che si colloca a sinistra, prima insieme al marito Francesco Mori, poi da sola dopo la morte di Francesco, rivestendo nel tempo ruoli diversi. Quando l’ho conosciuta, nel lontano 1969, era impegnata come madre nell’Associazione “Famiglie Alunni Scuola-Città Pestalozzi” ed era fra le organizzatrici di una marcia di protesta dei ragazzi/delle ragazze delle scuole di Santa Croce fin sotto le mura di Palazzo Vecchio per richiedere nuovi locali e il tempo pieno, come risulta dal libro “Scuola e quartiere”, in cui sono documentate le attività e le iniziative dei numerosi doposcuola, scuole popolari, comitati genitori sorti nei quartieri fiorentini in quel periodo (si trattava di realtà auto-organizzate che proseguivano le esperienze dei comitati dell’alluvione, dando vita ad un vero e proprio movimento – quello denominato, appunto, “Scuola e quartiere” -, sviluppatosi ulteriormente negli anni ‘70).
Con tutto questo Graziella è rimasta sempre in contatto ed è su questi aspetti del suo impegno, e non tanto sull’importantissima sua attività di avvocata – su cui altri/e ne sanno sicuramente più di me – , che intendo basare il mio ricordo. In effetti, Graziella l’ho incrociata ancora prima, senza però stabilirci un rapporto diretto, e cioè durante le “calde” giornate isolottiane del novembre e dicembre 1968 che erano seguite all’allontanamento dalla Parrocchia – ad opera del Cardinale Florit – dei sacerdoti Enzo Mazzi, Sergio Gomiti, Paolo Caciolli. L’Isolotto, con le sue messe/assemblee in piazza, con la sua Comunità aperta ad ogni esperienza di lotta per la giustizia, per la pace, contro il razzismo, era divenuto un suo punto di riferimento, rimasto tale nel corso degli anni, con lo sviluppo di forti amicizie con alcune persone attive a livello comunitario.
La sua ricerca di impegni più propriamente politici l’aveva portata successivamente ad incontrare esperienze con forti elementi innovativi rispetto alle vecchie presenze partitiche. Aveva infatti partecipato ai vari tentativi, susseguitisi nel tempo, di ricostruire una sinistra degna di questo nome. Ci riferiamo alla Sinistra Arcobaleno, alla Sinistra Unita e Plurale, ad ALBA, a “L’Altra Europa con Tsipras”, a “Firenze città aperta”. Finché le forze gliel’hanno permesso, ha preso parte a riunioni ed assemblee, anche “in trasferta” – fuori Firenze -, portando sempre il suo contributo.
Certo, il suo impegno sociale e politico si manifestava pure su altri terreni, dell’affermazione della laicità e del movimento delle donne, in primo luogo. Ma anche su questi aspetti ci potranno essere sicuramente testimonianze e ricordi più appropriati. Naturalmente l’intensa vita di Graziella è stata la “summa” di una molteplicità di esperienze, nella vita professionale, come si è già accennato, e nella vita familiare.
Ho qui voluto soffermarmi sul terreno della politica, perché sono convinto che comunque ciò rispondesse ad una sua esigenza fondamentale, quella cioè di sentirsi parte di una collettività e di doversi rapportare agli altri/alle altre per affrontare i problemi comuni (che è poi il senso vero del “far politica”).
Sentiremo la sua mancanza, ma, per ricordarla davvero, impegniamoci innanzitutto a proseguire il suo cammino.

Moreno Biagioni

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