Infanzia e adolescenza nel tempo sospeso del coronavirus

By firenzecittaaperta 5 mesi ago
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La lettera con cui un gruppo di genitori ha chiesto al sindaco di Firenze almeno una mezz’ora d’aria per i propri figli è un segnale della difficoltà che le famiglie attraversano nella reclusione forzata, ma anche un richiamo a pensare in modo più organico ed efficace ai bisogni dei bambini e delle bambine, e degli/delle adolescenti.

Nel dramma dell’emergenza, sono state emanate regole di comportamento stringenti e valide per tutti, finalizzate a contenere il contagio. Però non siamo tutti uguali: per bambini e ragazzi fare e stare nel mondo è un bisogno vitale, di crescita; è come il pane. Per quanto con difficoltà, noi adulti abbiamo gli strumenti per superare la distanza che ci separa dagli altri: la memoria, la parola, la capacità di mantenere vivo un mondo interno. Per bambini e adolescenti è molto più difficile. Senza contare che non sappiamo quanto l’angoscia per ciò che sta accadendo nel mondo incida sulla loro fiducia e sulla capacità di elaborare le paure.

A un mese dall’inizio del distanziamento sociale, la possibilità per i/le bambini/e di uscire per una breve passeggiata potrebbe rappresentare l’occasione per sentire che il mondo è ancora lì, li aspetta (anche se a vederlo ora non sembra proprio il mondo di prima).

Occorre anche considerare che le famiglie non vivono tutte nella stessa situazione. La scuola rappresenta il principale canale attraverso cui si realizzano, sia pure fra mille ostacoli, le pari opportunità di bambini e adolescenti. Ora ciascuno torna, per decreto e per necessità, alla propria famiglia, a spazi quotidiani che possono essere ampi o ristretti, a situazioni relazionali armoniose o difficili, a contesti culturali e materiali diversi.

La stessa esperienza della didattica online ha disvelato le grandi differenze fra famiglie e contesti diversi. Secondo l’Istat il 33,8% delle famiglie italiane non ha un computer o un tablet (41% al Sud) e il 47,2% ne ha uno da dividere tra genitori e figli. Questo divario digitale spesso è radicato nelle disuguaglianze economiche e nelle differenze geografiche per quanto riguarda l’accesso a Internet.

Esiste poi un divario culturale e, come sappiamo, tipi diversi di disuguaglianza non vanno necessariamente di pari passo. Per ovvi motivi, le famiglie di insegnanti sono certamente quelle che in questa situazione meglio hanno saputo riorganizzare e seguire il percorso di apprendimento dei loro figli e figlie.

Inoltre, come molti genitori hanno notato, non tutte le famiglie sono pronte e attrezzate per interagire coi bambini e gli adolescenti h24 adesso che filtri importanti – la scuola, lo sport, i nonni, per citarne alcuni – sono improvvisamente divenuti più distanti.

Infine, c’è un fattore che pesa enormemente sulla vita di migliaia di bambini e bambine e che riguarda il tema della sperequazione abitativa. Il divario di censo incide senz’altro sulla possibilità di accesso agli strumenti dell’informatica e quindi alla didattica a distanza – che è comunque inadeguata e poco efficace per tutte/i – ma più ancora incide sull’accesso allo spazio e alla luce.

Molte famiglie, infatti, vivono in contesti abitativi troppo ristretti, o sovraffollati, o comunque inadeguati (e qui ci limitiamo a evidenziare le carenze strutturali, tralasciando le possibili ricadute di tali condizioni all’interno del nucleo familiare).

Insomma, le disuguaglianze riprendono campo e per ciascun ragazzo il periodo di reclusione potrà essere più o meno tollerabile, potrà incidere in modo molto diverso sul suo sviluppo futuro.

Quando l’OMS, come richiama il sindaco Nardella, sottolinea l’importanza dell’attività fisica e invita i genitori ad organizzarla per i propri figli, non tiene conto che ciò può essere realizzabile solo per una piccola parte della popolazione.

Le istituzioni devono porre attenzione a questo tema: è necessario che, pure nell’emergenza drammatica che stiamo affrontando, ci sia un impegno concreto per dare una risposta differenziata ai bisogni delle cittadine e dei cittadini, anche e soprattutto alle esigenze di crescita dei più giovani. Perché l’emergenza non diventi il terreno su cui si riproducono e si accentuano le disuguaglianze all’interno delle giovani generazioni, cittadine e cittadini del nostro futuro.

Firenze Città Aperta

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