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Oltre 300 firme per la salute di tutti e la pace

29 Marzo 2020
L’appello lanciato dall’associazione politica Firenze Città Aperta già ha raccolto più di 300 firme. S’intitola Emergenza Coronavirus: Firenze città operatrice di pace per il blocco delle produzioni militari ed è indirizzato al Presidente della Regione Toscana Enrico Rossi, al Sindaco di Firenze Dario Nardella e alla Prefetta di Firenze Laura Lega. La richiesta: le Istituzioni Locali e la Regione si adoperino perché la produzione di armi venga immediatamente esclusa dalle produzioni ritenute essenziali e, conseguentemente, si consenta ai lavoratori impegnati in questo settore di stare a casa. Nell’emergenza che stiamo attraversando, di fronte alle vistose falle del nostro sistema sanitario, di fronte a un’area sempre più vasta di cittadine e cittadini in gravi difficoltà economiche, di fronte alla necessaria chiusura di molte attività produttive e commerciali, le industrie di armi continuano indisturbate a costruire strumenti di distruzione. È il momento di dire basta, di fermare la produzione bellica, di riequilibrare il sistema di priorità del nostro paese, mettendo al primo posto la difesa e la promozione della salute di tutte e di tutti, la difesa dei diritti del lavoro, una reale redistribuzione delle ricchezze. Per questi motivi l’associazione Firenze Città Aperta ha lanciato l’appello Emergenza Coronavirus: Firenze città operatrice di pace per il blocco delle produzioni militari, che si pone come punto di partenza per chiedere al Governo italiano, da ora e nei prossimi mesi, di fermare la produzione e il commercio di armi, di ridurre drasticamente le inutili spese militari destinando tali fondi a settori ben più vitali del bilancio statale, di progettare una riconversione dell’industria bellica verso produzioni socialmente utili. La petizione è stata pubblicata su Change.org e ha rapidamente ottenuto la positiva accoglienza di centinaia di firmatari indignati. Di seguito il testo integrale dell’appello: Emergenza Coronavirus: Firenze città operatrice di pace per il blocco delle produzioni militari. Chiudiamo lo stabilimento degli F-35 e tutti gli impianti delle produzioni militari! Riteniamo che la produzione di armi – già da impedire o, quanto meno, limitare, in tempi normali – sia assolutamente da bloccare oggi a causa del Coronavirus e che vada tolta immediatamente dalle produzioni ritenute essenziali. Come sostiene la campagna lanciata da Sbilanciamoci, Rete della Pace e Rete Italiana per il Disarmo, a cui aderiamo, le fabbriche vanno immediatamente chiuse e va chiuso, fra gli altri, lo stabilimento di Cameri (Novara), che produce e assembla i caccia F-35, gli aerei da guerra di cui andrebbero definitivamente impediti sia la produzione, sia l’acquisto. Lo stabilimento di Noveri è ancora aperto nonostante due lavoratori siano già stati riscontrati positivi al Coronavirus. Anche le aziende militari dell’area fiorentina, a partire dalla Leonardo (ex Galileo), devono chiudere immediatamente e per questo chiediamo l’intervento della Prefetta di Firenze. Pensiamo anche che il blocco da noi richiesto debba essere anche uno stimolo per considerare seriamente la riconversione delle fabbriche che producono armi e sistemi d’arma. Chiediamo alla Regione Toscana e alle Istituzioni Locali di intervenire in appoggio a questo nostro appello e di adoperarsi perché l’emergenza attuale sia finalmente l’occasione per l’applicazione dell’Articolo 11

Resistere all’emergenza: il lavoro nei provvedimenti del governo in materia di Coronavirus

24 Marzo 2020
Care e cari Vi invitiamo a partecipare martedì 24 Marzo alle 18:30 al seguente video-incontro “Resistere all’emergenza: il lavoro nei provvedimenti del governo in materia di Coronavirus“ conavv. Danilo Conte, giuslavoristaprof. Giovanni Orlandini, Università di Sienadel “Centro Studi Diritti e lavoro flash“ Testo in PDF del DECRETO-LEGGE 17 marzo 2020, n. 18. PER PARTECIPAREDato che i numeri sono limitati dalla piattaforma, chiediamo di inviare una conferma di partecipazione a: firenzecittaaperta@gmail.com Altrimenti, se sono rimasti posti disponibili, puoi collegarti all’ora precisa a questo link. Se richiesto Numero riunione (codice di accesso): 146 138 810Password riunione: nUKnnMuq372 Da PC o smartphone di sarà richiesto di installare un programma o app per eseguire un’applicativo. È assolutamente normale e si tratta di servizi sicuri; se utilizzate smartphone consigliamo l’uso di internet tramite wireless dato che si utilizza una quantità di banda rilevante.Si consiglia l’uso di cuffie. Firenze Città Aperta Foto di rottonara da Pixabay

Siamo in guerra: un messaggio sbagliato alla cittadinanza

19 Marzo 2020
Siamo in guerra, ci ripetono dalla Giunta di Firenze. Tutto quel che viene fatto è quindi necessario, senza possibilità di replicare, sembra si voglia implicitamente intendere. Così vorrebbero che apprendessimo passivamente di un gruppo di container in un parcheggio scambiatore, per accogliere eventuali persone affette da COVID-19. Si sta realizzando quest’area di emergenza in viale Guidoni, nonostante la città sia svuotata dagli insostenibili flussi turistici a cui era sottoposta. Tra i provvedimenti nazionali per far fronte all’emergenza che stiamo attraversando c’è anche quello che offre la possibilità di requisire immobili per sei mesi (o periodi superiori se la crisi non si risolverà positivamente in questo lasso di tempo). Si è già fatto tutto il possibile in questo senso? Perché un campo allestito in 48 ore manda un messaggio sbagliato alla cittadinanza. Soprattutto se a chi solleva dubbi si risponde: così è, punto. Governare in emergenza vuol dire farlo con senso di responsabilità e capacità di ascolto. Aver pensato a questo campo di accoglienza con i container come risposta a una possibile emergenza è un errore. Quanti immobili erano destinati a struttura ricettiva e ora sono vuoti? Il bisogno delle persone e la loro dignità devono essere tutelati, come la salute pubblica! Dmitrij PalagiConsigliere Comunale di Sinistra Progetto Comune Ascolta il podcast: le perplessità di Dmitrij Palagi su Nova Radio

Lo statuto dei miserabili

10 Marzo 2020
Le rivolte nelle carceri italiane innestano, nella delicata situazione dell’emergenza per il Coronavirus, inedite manifestazioni, ma non nuove esigenze. Da circa quarant’anni, infatti, non accadeva di vedere scoppiare sommosse in decine di istituti penitenziari. In carcere la vita quotidiana è debolmente sospesa a un filo di speranza: un sorriso, una visita, la prospettiva di poter uscire e ricominciare. Quando in carcere scoppia una rivolta, significa che quel debole filo si è rotto trasformando la speranza in disperazione. Il sovraffollamento carcerario ormai registra una media nazionale del 119% (ma in alcuni istituti si arriva al 200%) sulla capienza regolamentare – presumibilmente calcolata tenendo conto degli spazi comuni e di quelli occupati dai letti. Tra i detenuti i suicidi nel 2019 sono stati 53. Sul corpo di polizia penitenziaria, già sottoposto a turni e a condizioni di lavoro duri, si riversano le conseguenze della condizione in cui versano i detenuti. Anche tra le fila degli agenti i casi di suicidio sono alti (un centinaio negli ultimi 10 anni). Il Pianeta Carcere è tutto qua, nei numeri del collasso e nei centimetri a disposizione per compiere il percorso rieducativo. Facendo finta che le leggi adottate dallo Stato per l’organizzazione della vita penitenziaria siano rispettate. Chiunque conosca il carcere sa perfettamente che chi fomenta rivolte e tiene in ostaggio qualcuno va punito con severità. L’emergenza odierna ha, però, messo a nudo il problema principale: l’umanità assente nelle relazioni tra Stato e istituti. La repressione violenta come unica risposta alle sommosse porterà a interrompere l’escalation, lasciando invariato e urgente il problema principale. Il virus ha cambiato la nostra percezione degli avvenimenti, inibendo le nostre già scarse difese immunitarie dall’irrazionalità. Rinunciare a una stretta di mano per noi comporta un transitorio imbarazzo. In carcere è molto di più. Un’operatrice del carcere di Foggia, ha spiegato che il saluto e la stretta di mano, sempre e comunque, sono tra le regole non scritte del carcere: “Non è stanca abitudine, l’ostentazione di un’educazione in parte ritrovata, a tratti forzata. Non era, non è, ubbidienza alla realtà ristretta”. Stringersi la mano per riconoscersi la dignità di esseri umani pur in quei pochi centimetri di spazio che stanno tra le sbarre e il cesso. Cosa si potrebbe fare? La popolazione detenuta ha per tradizione scarsa fiducia nelle promesse. Le rivolte sono iniziate per la decisione del Dap di interrompere i colloqui con i familiari. Una misura necessaria a contenere il pericolo contagio. I collegamenti Skype non sono, però, materia di qualche giorno: occorre trovare i computer, avere la connessione di rete, organizzare la turnazione tra i detenuti in maniera da evitare ulteriori problemi. Un progetto che ha bisogno di mesi (e di cui, peraltro, si parla già da qualche anno). S’ipotizzano un’amnistia e soprattutto un indulto, ma anche per avviare il delicato meccanismo istituzionale a ciò necessario occorrono mesi e mesi. E allora? Riccardo De Vito, magistrato di sorveglianza e presidente di Magistratura Democratica, ha spiegato che si potrebbe pensare alla “detenzione domiciliare fino a 2 anni, dopo aver accertato

Salvini e Bocci ci attaccano per la nostra bandiera “Grazie Carola”

30 Luglio 2019
Il Ministro della Paura continua la sua campagna sulla pelle dei migranti: domenica ha deciso di attaccare noi di Firenze Città Aperta e Sì – Toscana a Sinistra per aver esposto la nostra bandiera “Grazie Carola”. Sotto leggete le nostre risposte. Informiamo Matteo Salvini che non solo ringraziamo Carola, ma anche Mediterranea, i pescherecci e tutte le persone che ci fanno rimanere umani e, a differenza di lui, non ci fanno vergognare di essere italiani, europei e cittadini del mondo.. Salvini attacca Firenze Città Aperta e Sì – Toscana a Sinistra. Non lo paghiamo per questo, ma evidentemente non gli riesce proprio di lavorare. Ora saremo oggetto di attacchi di haters, finti omuncoli e qualche fascistello. Siamo in una lista prestigiosa insieme a Carola, Saviano, Montanari e tante altre persone per bene. Cari leghisti è bene che iniziate ad avere paura degli italiani. Non avete fatto un solo provvedimento a favore degli italiani, siete servi dei padroni, come tutti quelli che hanno comandato sino ad oggi. Siete fatti della stessa pasta. Ma presto vi chiederemo il conto. E lo zero del vostro bilancio certificherà la vostra nullità Ovviamente si sono scatenati i commenti sulla nostra pagina e la ciliegina sulla torta del degrado umano è stato l’intervento di Bocci (di cui riportiamo il virgolettato per chiarezza). Bocci scrive: “Trova le differenze: I compagni della sinistra in Regione Toscana “celebrano” la capitana Carola finita davanti ai giudici accusata di una serie di gravi reati, ma si dimenticano i funerali del vice brigadiere Mario Cerciello Rega. Complimenti… A Palazzo Vecchio, su mia proposta come portavoce del centrodestra, la bandiera col giglio è stata messa a mezz’asta e il Gonfalone della città di Firenze listato a lutto in concomitanza coi funerali del nostro Carabiniere ucciso barbaramente a Roma” A cui non abbiamo fatto mancare una nostra replica “l’Ex candidato sindaco Ubaldo Bocci scimmiotta Salvini nell’attaccarci credendo di onorare la morte del vice brigadiere Mario Cerciello Rega contrapponendo la sua uccisione all’immagine di Carola, che ha come unica “colpa” di aver salvato delle vite… come se i carabinieri non dovessero salvare vite, come se fosse un qualcosa di cui vergognarsi. Ma chiaramente le strumentalizzazioni e le contraddizioni non spaventano Bocci che in campagna elettorale sbandierava la madonna di Lourdes e che oggi strumentalizza la morte di un servitore dello stato per prendersela con chi salva naufraghi. Crocifissi, madonne o carabinieri: va bene tutto se serve a guadagnare qualche like per la propria macchina del fango.” Nel frattempo in consiglio comunale il nostro Dmitrij Palagi depositava interrogazione urgente proprio sulle reazioni delle destre all’omicidio del vice brigadiere, sulla strumentalizzazione a sfondo razzista e xenofoba della sua morte. Qui la sua spiegazione dell’avvenuto. Oggi in aula abbiamo provato a chiedere di non strumentalizzare la morte di un funzionario dello Stato. Spiace leggere… Dmitrij Palagi paylaştı: 29 Temmuz 2019 Pazartesi Qui il comunicato stampa sul sito del comune. https://www.comune.fi.it/comunicati-stampa/omicidio-vice-brigadiere-cerciello-rega-palagi-e-bundu-spc-presa-di-posizione

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Requisire per meglio curare

31 Marzo 2020
A Firenze 1.000 posti letto per la quarantena di contagiati, sorvegliati e persone a rischio? SI PUÒ FARE!Costa meno in termini di vite perse e di denaro speso. Scarica il testo integrale della proposta in PDFScarica il volantino In queste ore l’attenzione di tutte le istituzioni è giustamente centrata sull’emergenza sanitaria, per tamponare agli effetti di un decennio di tagli del SISTEMA SANITARIO NAZIONALE che ci ha fatto trovare impreparati. E questa impreparazione è ancora più evidente per quanto riguarda la produzione dei DISPOSITIVI DI SICUREZZA.I teorici della spending review in campo sanitario che hanno tagliato e ridotto le capacità del pubblico affidandosi progressivamente al privato per subentrare e poter teoricamente sopperire alle mancanze dello Stato, cosa direbbero oggi? È ormai sotto gli occhi di tutti e tutte che se riuscissimo a calcolare i costi sociali, economici e umani che sosteniamo e dovremo sostenere nei prossimi mesi per l’emergenza Covid19 questi sarebbero di molto superiori rispetto al ‘risparmio’ ottenuto dai tagli alla Sanità in Italia. Siamo di fronte ad un’azione profonda e necessaria da condurre ad ogni livello. I comuni, ed in particolare gli enti di medie dimensioni e quelli che, come il Comune di Firenze, non vi hanno provveduto ancora, visto l’esplosione dell’emergenza, possono fare molto per prepararsi al periodo di gestione della quarantena ed evitare che la pandemia si sviluppi oltre. Questo lo si deve fare anche prevedendo di poter aiutare gli altri territori più in difficoltà. Ne usciremo quanto prima riusciremo a comprendere che non esistono più confini a proteggerci. La gestione della quarantena e dell’allontanamento da situazioni di rischio è e sarà fondamentale, sia per le persone contagiate che per i familiari che sono le prime persone esposte da non obbligare alla convivenza forzata che può diventare causa di ulteriore contagio. A questo proposito abbiamo trovato di particolare interesse l’articolo pubblicato dal Presidente dell’accademia dei Lincei Giorgio Parisi. Ad oggi il Comune di Firenze, tramite una convenzione della Regione con gli alberghi, ha comunicato di avere reperito alcune centinaia di camere, al prezzo giornaliero tra €30,90 i €38 oltre al costo dei servizi necessari. È una misura utile, non c’è dubbio, ma che sarebbe stata adeguata ad una situazione ordinaria. In questa fase NON BASTANO le misure ordinarie.  Siamo in una situazione di emergenza dove ogni euro deve esser speso ottenendo il massimo beneficio, tramite l’utilizzo di ogni strumento messo a disposizione dalla normativa emergenziale, comprese appunto le requisizioni. #NIENTESARAPIUCOMEPRIMA Tante e tanti fiorentini, nel silenzio, hanno messo a disposizione di medici, infermieri e personale sanitario, i propri alloggi vuoti, di norma locati a turisti, anche gratuitamente, avendo scelto di sostenere così chi sta salvando le vite. CHIEDIAMO che la stessa cosa sia fatta dalle grandi proprietà che gestiscono enormi patrimoni immobiliari (banche, curia, assicurazioni). Certo c’è bisogno di attenzione e studio. Non ogni immobile va bene, non qualunque spazio può essere utile ad ogni tipo di situazione e persona da accogliere. Ovvero se per le famiglie che hanno necessità di spostarsi dall’abitazione per stare lontano dal familiare

Il Sindaco Nardella: ossessionato dal controllo, ma disinteressato al rischio di chi lavora

23 Marzo 2020
COMUNICATO STAMPA DI FIRENZE CITTÀ APERTA – 23/03/2020 L’associazione politica Firenze Città Aperta: “il Sindaco Dario Nardella chieda al Prefetto di verificare la chiusura di tutte le attività non essenziali. E ancora: avvii i controlli nelle aziende aperte e chiuda quelle non in regola. Il tempo di mostrare che le Istituzioni Locali hanno un ruolo nella gestione della crisi sanitaria è adesso. Da questa mattina migliaia di lavoratrici e lavoratori di Firenze si trovano a fronteggiare l’incerta applicazione dell’ultimo Decreto del Presidente del Consiglio Conte, che lascia molti aspetti indeterminati e troppe aziende aperte. Mentre il Parlamento e i Consigli Comunali limitano o interrompono le loro attività per proteggersi dal contagio, non vediamo la stessa attenzione per i lavoratori e le lavoratrici. La chiusura delle attività non essenziali va applicata con immediata prontezza e nella maniera più severa possibile. Ci aspetteremmo che il Sindaco Nardella parlasse di questo e che attivasse la macchina comunale per l’ottenimento di questo risultato, finalizzato a bloccare l’espansione della pandemia. Invece anche oggi rilascia dichiarazioni finalizzate solo alla sorveglianza dei cittadini, reclama l’esercito, richiede al prefetto l’utilizzo di software illeciti per rilevare assembramenti. Nemmeno una parola e un’azione per chi lavora, per chi deve prendere i mezzi pubblici, per il controllo della situazione di sicurezza nelle aziende, comprese quelle connesse ad attività essenziali. Il decreto permette alle aziende persino di comunicare aperture in deroga al decreto stesso: questa opportunità è francamente inaccettabile. Ma anche su questo nulla, mutismo totale! Eppure lo sa bene anche Lei, Sindaco Nardella: o non è forse per questa ragione che ha firmato e inviato al Presidente del Consiglio Conte e al Presidente della Regione Rossi una lettera in cui si chiede: “che sia fatto uno sforzo ulteriore: quello della chiusura, sull’intero territorio nazionale, di tutte le attività che non facciano parte del settore alimentare, medicale o sanitario, e delle relative filiere di produzione e di distribuzione o dell’informazione e degli altri settori essenziali”? Ricordiamo ancora una volta che il Sindaco ha il compito istituzionale di garantire la salute pubblica. Ci sono una serie di azioni che il suo ruolo gli consente e dato che a lui non sono venute in mente gliele suggeriamo noi. Sia coerente, Sindaco: chieda al Prefetto di NON autorizzare alcuna deroga; concordi col Prefetto un piano di verifiche sanitarie nelle aziende aperte e un piano di monitoraggio nelle aziende pubbliche; comunichi alle aziende che NON permetterà alcun abuso; apra un tavolo permanente con le organizzazioni sindacali. Le nostre strade sono vuote di cittadini e piene di telecamere, di mezzi militari e di Polizia Municipale. Usiamo queste risorse non per minacciare e sorvegliare i residenti, ma per verificare che le lavoratrici e i lavoratori non rischino la propria salute e quella degli altri per raggiungere il luogo lavoro e, una volta arrivati, all’interno di esso. Sappiamo che Dario Nardella è fiero del numero di telecamere installate in città. Noi invece vorremmo che comunicasse i numeri: dei nostri concittadini che possono NON rischiare la vita stando a casa;

Il Sindaco di Firenze non nasconda la testa sotto la sabbia

21 Marzo 2020
COMUNICATO STAMPA DI FIRENZE CITTÀ APERTA – Firenze 21/03/2020 “Il Sindaco di Firenze non nasconda la testa sotto la sabbia. La salute e la sicurezza dei lavoratori e delle lavoratrici viene prima del profitto!” È con queste parole che l’associazione politica Firenze Città Aperta chiede al Sindaco di Firenze Dario Nardella di intervenire per la chiusura immediata di tutte le aziende con l’esclusione solo di quelle strettamente indispensabili e comunque di tutte le aziende che non siano in grado di garantire la massima sicurezza ai lavoratori e alle lavoratrici. I sindaci sono responsabili della salute pubblica nelle città che amministrano. Ne sono consapevoli quei sindaci della provincia fiorentina che hanno già accolto la richiesta proveniente da diversi sindacati di intervenire per far chiudere le aziende che non garantivano le condizioni di sicurezza assolutamente indispensabili per continuare la produzione. Questa giusta rivendicazione si sta levando sempre più forte da più parti a livello nazionale. Ma non basta: oggi più che mai è necessario chiudere tutte le aziende che operano in settori non essenziali. Continuare a far muovere ogni giorno milioni di persone per raggiungere fabbriche e uffici rischia di rendere inutili i provvedimenti governativi e vanifica gli sforzi che il Paese sta facendo in questo momento. Se il Governo è già intervenuto con vari decreti, le Istituzioni Locali hanno tutto il diritto e – aggiungiamo noi – anche il dovere di chiedere alle aziende che non sono in grado di rispettare le condizioni di sicurezza di chiudere e sanificare gli ambienti, in quanto possibile elemento di rischio per la salute dei lavoratori e, quindi, di tutta la comunità. Inoltre, i Sindaci possono avere un ruolo nell’assicurare controlli in particolare nelle piccole e medie imprese che, a differenza delle grandi fabbriche sindacalizzate, potrebbero non ottemperare alle disposizioni nazionali. Allo stesso modo, è necessario controllare che le normative di sicurezza siano rispettate in materia di trasporto pubblico locale sia per quanto riguarda il contingentamento dei passeggeri, sia per quanto attiene alla pulizia dei mezzi. Dopo gli esempi dei sindaci di Sesto Fiorentino e Campi Bisenzio, chiediamo a Dario Nardella di non nascondere la testa sotto la sabbia e decidersi a difendere la salute pubblica non solo con ordinanze che sorvegliano lo spostamento dei singoli, ma andando alla radice del problema: ossia la difesa del lavoro e della sua dignità. L’associazione Firenze Città Aperta Portavoce Daniela Chironi e Francesco Torrigiani Presidente Andrea Bagni Foto di joffi da Pixabay

“Firenze città aperta”: un sogno, un desiderio, un programma per il futuro.

16 Marzo 2020
La città è come in pausa, semi vuota oppure in coda, sorprendentemente ordinata, a distanza di sicurezza davanti ai supermercati, ognuna/o con il suo carrello, qualche volta con un libro da leggere nell’attesa. Poi alle 18 arrivano i notiziari della protezione civile, che sembrano bollettini di guerra. Da settimane vedevamo scene orribili, di spaventosa disumanità, alle frontiere della Grecia, sulle coste delle sue isole. Fucili e bastoni contro persone disperate che tendevano le braccia, pronte a ringraziare, da barche sovraffollate. Bambine e bambini oltre muri e fili spinati. Il virus da cui ci si voleva difendere era quello della disperazione, della sofferenza umana: il bisogno e la speranza di una vita migliore che spinge a partire – che ha sempre spinto a partire. Poi è arrivato il coronavirus, che non conosce frontiere né muri, viaggia sulle ali della libertà sempre riconosciuta alle merci (solo alle merci) dal neoliberismo, che ha da tempo contagiato il mondo con la sua razionalità economicistica, producendo solitudini, distruggendo natura e paesaggio, azzerando protezioni sociali. Diceva Margareth Tatcher che la società non esiste, esistono solo gli individui. Ognuno deve essere imprenditore di se stesso in una competizione universale. Adesso l’universale è arrivato in forma di virus. Adesso si scopre che nessuno si salva da solo. Che la nostra salute (salute-saluto-salvezza, come per i poeti antichi) dipende dalle altre e dagli altri, dalla comunità cui apparteniamo. Che avere tagliato in nome delle privatizzazioni risorse e posti letto negli ospedali pubblici, il personale e i reparti di terapia intensiva, mette in pericolo le nostre possibilità di vita. Non si è infermieri medici o anestesisti di se stessi. E tutto questo distrugge lavoro, artigianato e partite IVA, negozi e attività commerciali. Lascia le lavoratrici e i lavoratori dei servizi, i precari, gli operai delle fabbriche, quasi indifesi di fronte al pericolo del contagio. Gli ultimi, di nuovo, servi delle macchine e dell’economia come nel mondo prima del Novecento. Si torna improvvisamente a paure antiche, che riportano alle origini, al bios. La minaccia del contagio ci riconsegna alla nostra natura fragile, precaria. Rimette in scena il nostro corpo, il respiro, le parole, le mani. La nostra vulnerabilità. Il bisogno che abbiamo per esistere di appartenere a una comunità che ci accoglie, ci mette nel mondo e ci protegge. Ci fa diventare quello che siamo, con la nostra individualità e la nostra storia. Ci riconosce e ci permette di conoscerci. Nell’emergenza cresce un’etica dell’aiuto reciproco che ci unisce e si mostra dalle finestre e dai balconi. Nelle lenzuola che abbiamo visto esposte davanti agli ospedali di Firenze in cui si ringraziavano tutte e tutti gli operatori che assistono i malati. Adesso, nell’epoca della post-verità, dove sembra si possa dire qualunque cosa e la conoscenza è considerata roba da “professoroni” buona per i salotti delle élite, medici e ricercatori sono diventati la nostra speranza. Un po’ tardi, considerato come i governi hanno trattato la ricerca in questi anni. Ma la scienza sembra ritrovare la sua autorevolezza. Firenze Città Aperta è vicina a

Buon LOTTO MARZO a tutte!

8 Marzo 2020
Viviamo giorni di grande preoccupazione. Oggi è l’8 marzo, la festa delle donne, trasformata dai movimenti femministi in “sciopero globale” delle donne. Noi italiane non potremo manifestare, ma con il cuore e la mente siamo con le centinaia di migliaia che ancora combattono per una società nuova, libera e felice. In questa giornata eccezionale, di preoccupazione e insieme di lotta, il pensiero di Firenze Città Aperta va a tutte le lavoratrici e i lavoratori del sistema sanitario #pubblico e dell’amministrazione cittadina; alle volontarie e ai volontari delle associazioni di solidarietà e a tutte/i coloro che si stanno infaticabilmente prodigando per affrontare la crisi. Siamo solidali con chi, nella difficile situazione attuale, ha già perso il lavoro o ha lo stipendio sospeso. Oggi lottare significa anche chiedere a gran voce che i governi di ogni livello (locale, regionale e nazionale) si adoperino per salvaguardare i posti di lavoro e sostenere le fasce più deboli della popolazione. E lottare insieme significa anche, e soprattutto, che tutti e tutte in questi giorni adottiamo comportamenti responsabili e solidali. L’unità e la solidarietà sono l’unica via verso una società nuova, libera e felice: ce lo insegnano le donne. Buon LOTTO MARZO a tutte! Foto di Michal Jarmoluk da Pixabay

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